Falletti
Da Aristopedia.
Oggi sussistono le linee dei "Falletti conti di Villafalletto" dei "Falletti Lamberti" e dei "Falletti Princi" di Siderno[1]
Stemma: d’azzurro, alla banda scaccata d’oro e di rosso, di tre file.
Cimiero: un’aquila spiegata e coronata di nero.
Motto: EN ESPÉRANCE; alias IN SPE
Indice |
I Falletti nel Piemonte
La famiglia era attiva in campo finanziario già dal 1110 ed era presente a Genova dal 1184. Nel corso del XIII secolo, l’attività di prestito divenne l’occupazione principale della famiglia, principalmente in Piemonte in società con la famiglia Troja di Asti. In seguito estesero il loro raggio d’azione anche ad Avignone.
Furono investiti del feudo di Barolo da Carlo D’Angiò nel 1307. Nel 1328 Leone ed Emanuele Falletti ottennero da Tommaso II di Saluzzo del luogo di Ruffia. Nel 1335 ne permutarono tre quarti con i Del Carretto, per ottenere il feudo di "Villa", oggi Villafalletto. Simondino Falletti, di Alba ottenne l'investitura del feudo di "Villa" da Tommaso II di Saluzzo nel 1340[2]. Nello stesso anno Pietrino Falletti acquistò da Giacomo di Pocapaglia la sua parte dell'omonimo castello e fu investito dal marchese di Saluzzo del feudo di Serralunga. Già in precedenza la casata aveva acquisito il feudo di Lagnasco e un palazzo con torre e diritti signorili a Tigliole d'Asti (1330) ed aveva ottenuto in feudo Pollenzo dall'abate di Breme (1337). Ad Asti i Falletti ebbero case tra via “al Teatro”, via Palazzo di Città, e corso Alfieri, nel rione San Secondo.
I figli di Pietrino prestarono denaro a Manfredo di Saluzzo ottenendo in pegno i feudi di Racconigi e Migliabruna (1372). Nello stesso anno ottennero da Amedeo VI di Savoia una parte del feudo di Cavallermaggiore e Antonio Falletti acquisì il possesso di metà del castello di Montemale dal marchese di Saluzzo, come pegno di un prestito di cospicua. entità, saldato il quale, dodici anni dopo, il castello venne restituito.
Il marchese Gerolamo Falletti di Castagnole, fu viceré di Sardegna dal 1731 al 1735.
L'ultimo marchese di Barolo, Carlo Tancredi Falletti, sposò la baronessa Giulia Colbert di Maulevrier, discendente dal ministro francese Colbert. Ospitarono a lungo Silvio Pellico e morirono senza eredi, lasciando il loro notevole patrimonio[3] ad opere di carità ad opere di carità, tra le quali l'Opera Pia Barolo, che ha sede nel palazzo di famiglia a Torino.
I Falletti nell'Italia meridionale
- Uno dei figli di Pietrino, Alberto Falletti, si trasferì alla corte della regina Giovanna di Napoli ed acquistò nel 1340 il feudo de La Morra. Suo figlio, Pietro Falletti da Alba, fu in seguito feudatario di Rocca Imperiale in Calabria e governatore di Reggio Calabria dal 1419, mentre una sua figlia, Anna Falletti, sposò nel 1363 Gaetano di Saluzzo, figlio del marchese Tommaso II.
- Nel corso delXVII secolo i Falletti di Grotteria si trasferirono a Siderno dove Simone Falletti edificò insieme al figlio Gaetano, il palazzo Falletti di Siderno Superiore, il cui portale è stato dichiarato monumento nazionale. Giureconsulto, entrò nel 1641 come aggiunto nello studio del marchese Tappia. Fu inoltre sindaco di Siderno tra il 1670 e 1674 e in quell'anno fu nominato dal principe Carlo Maria Carafa governatore di giustizia di Siderno. Un altro figlio di Simone, Antonio Falletti, fece costruire, sempre a Siderno, un secondo palazzo nel 1713[4], in seguito passato alle famiglie Englen e Grio (palazzo Englen Grio).
- Giacinto Falletti Aracadi, nato a Grotteria nel 1661, era figlio di Giuseppe Falletti e Antonietta Arcadi e fu conte palatino e duca di Cannalonga[5] oltre ad avere numerosi altri titoli. Nel 1716 acquistò dal Emanuele Maurizio di Lorena, principe d'Elboeuf, la "villa d'Elboeuf" a Portici, in seguito passata ai Borbone di Napoli.
Note
- ↑ Vedi: Libro d'oro della Nobiltà Italiana, tutte le edizioni, Roma, Collegio Araldico. In part. per la linea Calabrese, a pag. 568-569:
« FALLETTI. Linea della antica e illustre fam. omonima di Alba, tuttora fiorente in Calabria a Siderno, ove trasse origine da Tommaso, nobile di Reggio Calabria, vivente a metà del 1500, bisnonno di Giacinto Falletti (1661-1723) che, Reggente del Regio Collateral Consiglio e marito di Rosa Margherita Valperga dei conti di Masino, fu sul finire del 1600 creato duca di Cannalonga e che troviamo nel 1717 annoverato tra i nob. di Reggio Calabria. Nobiltà riconosciuta dal S.M.O. di Malta.
ARMA: d'azzurro alla banda scaccata d'oro e di rosso »</div>
- ↑ L'atto fu rogato il 29 luglio 1340 nel castello di Villafalletto per 10.000 fiorini d'oro.
- ↑ valutato complessivamente 12 milioni di lire, pari al bilancio di uno Stato dell'epoca, vedi: Domenico Massè, Il Paese del Barolo, 1924, rist. anastatica a cura degli Antichi Poderi dei Marchesi di Barolo, già Opera Pia Barolo, 1982, p. 37
- ↑ La data è riportata in una lapide nell'atrio del palazzo: UID AC MILIT DUX CAIETAN FALLETTI FIERI FECIT AN D.NI 1713
- ↑ P. Ebner, Storia di un feudo del mezzogiorno. La baronia di di Novi, ad vocem, 404.
Bibliografia
- F. Galvani, Falletti (di Grotteria), in Leone Tettoni, Francesco Saladini, Storia delle famiglie illustri italiane, Firenze, a spese dell'Editore Ulisse Diligenti, s. a., vol. IV, ad Vocem - Falletti (di Grotteria)
- Domenico Lupis Crisafi, Cronaca di Grotteria dalla sua fondazione fino all'anno 1860, Gerace Marina, Tipi Michele Caserta & C., 1887, rist. 1982, pp. 164-166, 261
- Antonino Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, Palermo 1912; in rete a Nobiliario di Sicilia
- Domenico Massè, Il Paese del Barolo, 1924, rist. anastatica a cura degli Antichi Poderi dei Marchesi di Barolo, già Opera Pia Barolo, 1982, p. 37
- Domenico Romeo, Siderno nel Settecento, Ardore Marina, 1997
- Domenico Romeo, L'apprezzo di Siderno nel Settecento, Gioisa Jonica, 2000

