Grotteria

Da Aristopedia.

Grotteria è un comune di 3.371 abitanti della provincia di Reggio Calabria.

Indice

Geografia

Grotteria è un piccolo centro agricolo della Vallata del Torbido nella Locride, sul versante jonico della provincia di Reggio Calabria.

Il suo territorio (Longitudine 16° 16' 21" 36, Latitudine 38° 21' 14" 76), che occupa una superficie di 43,32 Kmq, si estende dal Mar Jonio (Grotteria Mare) alle Serre (Croceferrata, 1100 m s.l.m.) confinando con i comuni di Galatro e Fabrizia a Nord, Mammola ad Ovest, San Giovanni di Gerace, Martone e Gioiosa Jonica ad Est, Marina di Gioiosa Jonica e Siderno a Sud. Cosa molto curiosa, la sua forma assomiglia al territorio dell'Italia... vista allo specchio.

Il centro storico del paese sorge su un cocuzzolo di una collina sviluppandosi a gradinata (partendo da circa 270 m s.l.m. - chiesa del SS. Crocefisso – e arrivando ad oltre 400 m s.l.m. – Castello), con la classica forma del paese-presepe e con il torrente Caturello che scorre alle sue pendici, ed è composto da 11 rughe (rioni): Crocefisso, Nucara, Matrice, Pisciotto, Trinità, San Giorgio, Frandisca-Donna Covella, Bofia-Soccorso, Sant'Antonio, San Domenico e Castello.

La struttura del centro storico è rimasta essenzialmente medievale, con la caratteristica delle pittoresche viuzze strette (vineje) e le case una sull'altra, ma in epoche più recenti ha subito due grosse trasformazioni: la prima nel 1783, a causa del terremoto che distrusse molte zone dell'abitato, tanto che fu presa in esame l'eventualità di spostare il centro abitato in un altro posto, ma alla fine fu deciso di ricostruirlo, la seconda nel 1880 (i primi progetti risalgono al 1854), quando il paese fu "tagliato in due" per la costruzione della via di attraversamento del paese (l'attuale Corso Gramsci) che si congiunge alla strada provinciale.

Storia

Grotteria è stata, nel corso dei secoli, un importante centro amministrativo e feudale la cui importanza è persino difficile immaginare ai nostri giorni. Basti pensare che, nell'età feudale, la Contea di Grotteria arrivò ad inglobare, in pratica, tutti i centri della Locride tra la Contea di Gerace e quella dell'antica Caulonia (Monasterace).

Martone, San Giovanni di Gerace, buona parte di Gioiosa Jonica, Siderno e molti altri centri, oggi tutti comuni indipendenti e di un certo rilievo demografico, erano tutti posti sotto l'amministrazione feudale di Grotteria.

Per questo, nel corso dei secoli, molte famiglie nobili provenienti non soltanto da Napoli, ma persino dal lontano Piemonte (come i Falletti) sono venute a stanziarsi a Grotteria, piantando solide radici nel suo tessuto sociale e storico. Tra le principali si ricordano:

De Luna d'Aragona

I de Luna d'Aragona furono signori feudali di Grotteria con Siderno, Martone, San Giovanni, Mammola e terre annesse e di metà del feudo di Ragusia (attuale Gioiosa Jonica). Di origine spagnola e discendenti dei Goti, i de Luna fiorirono nel regno d’Aragona imparentandosi ripetutamente con quei sovrani. I marchesi Lupis di Grotteria hanno raccolto l’eredità della famiglia de Luna, per l’estinzione di questa in quella dei baroni Amato di Grotteria, con donna Francesca de Luna d’Aragona, sposa nel 1689 di don Fabrizio Amato e per essersi a sua volta estinta la famiglia Amato nella Lupis con donna Rosa Amato e Falletti, andata sposa al marchese don Fortunato Lupis e Palermo di Santa Margherita (n. 1705 +1773).

Falletti

I Falletti di Grotteria furono marchesi di Bossia, duchi di Cannalonga e principi di Sicignano con Giacinto Falletti Aracadi, nato a Grotteria il 19 settembre 1661, figlio di Giuseppe Falletti e di Antonietta Arcadi dei baroni di Pisana da Castelvetere. Fu conte palatino, duca di Cannalonga e di Laviano, marchese di Bossia, principe di Sicignano, San Gregorio, San Alicandro, Zoppinio e Gallo, cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, reggente del Regio Collateral Consiglio e il 3 marzo 1713 sposò Rosa Margherita Valperga dei marchesi di Masino. Il ramo di Grotteria si staccò dal ceppo piemontese dei Falletti marchesi di Barolo passando in Calabria con Alberto Falletti di Barolo, figlio di Pietrino Falletti, il quale, andato a Napoli alla corte della Regina, diventerà capostipite dei Falletti di Grotteria. Una sua figlia, Anna Falletti, sposò nel 1363 Galeazzo di Saluzzo, figlio del marchese Tommaso.

Crisafi

La famiglia Crisafi vanta origini antichissime, provenienti con certezza dalla Grecia. A differenza delle altre principali famiglie nobili di Grotteria (Lupis, Macedonio, Palermo e Falletti) che arrivarono nella Locride più meno tutte insieme, nella seconda metà del XVI secolo, i Crisafi sono documentati in loco fin dal XIII secolo.

Capostipite dei Crisafi fu il generale bizantino Giorgio Maniace (nato nel 998-morto nel 1043 in Macedonia).

La famiglia Crisafi di Grotteria si è estinta in quella dei marchesi Lupis con la morte di donna Francesca Crisafi dei baroni di Linguaglossa, che il 5 ottobre 1818 sposò don Fortunato Lupis-Saporito, dei baroni di Castania e Cuzzoghieri, genitori dell'avvocato Domenico Lupis Crisafi dei baroni di Castania, Cuzzoghieri e Linguaglossa, autore della "Cronaca di Grotteria".

Lupis

I Lupis sono originari di Giovinazzo, in Terra di Bari, dove vennero ascritti a quel patriziato fin dal XII secolo

All'alba del secolo XVI la famiglia si diramò in due linee con i fratelli Paolo (nobile messinese, nato nel 1549) e Ferrante (morto nel 1595) i quali discendevano dal capostipite Simeone attraverso Lipone, Goffredo, Nicola, Lorenzo, Goffredo II, Domenico, Blasio, Luca ed Ippolito. Questi due fratelli fondarono le linee calabrese e sicula della famiglia.

Fu il marchese Ippolito Lupis, il primo a trasferirsi in Calabria dall'avita Giovinazzo nelle Puglie, al seguito del principe di Roccella don Giovanbattista Carafa, con l’incarico di Procuratore della famiglia Carafa e amministratore del vasto Stato Feudale degli stessi principi Carafa in Calabria Ulteriore.

L’abate Orazio Lupis, nato a Martone (antico casale di Grotteria) il 19 marzo 1736, morto a Catanzaro il 14 giugno 1816, fu storico e poeta in Napoli, dove strinse profonda amicizia con gli esponenti del locale fermento illuminista. Pasquale Lupis (1753-1802) figlio del precedente, dottore in ambo le leggi, governatore di Squillace, il 28 gennaio 1781 risulta visconte (viceconte) di Condoianni. Orazio II (1752-1799), fratello del precedente, fu nel 1787 governatore e giudice di Siderno. L’avvocato Domenico Lupis Crisafi, fu storico e numismatico: scrisse la "Cronaca di Grotteria", pubblicata postuma. A Grotteria il Palazzo, risalente al secolo XVI, si trova in piazza Matteotti, già piazza Domenico Lupis Crisafi.

Macedonio

I Macedonio furono duchi di Grottolella, marchesi di Ruggiano, Oliveto, [Capriglia]] e [MArtone|baroni di Poligori]] (un feudo rustico in territorio di Martone) e signori dell’isola di Nisida, nel golfo di Napoli. Passarono da Napoli in Calabria con Leone Macedonio, viceré di Calabria, ma la loro origine risale alla dinastia Macedone di Bisanzio e, secondo la tradizione, ad Alessandro Magno, detto il Grande o il Macedone.

Tutti i rami napoletani dei Macedonio si sono totalmente estinti nella prima metà dell’800. Quello dei baroni di Poligori di Grotteria, nella linea primogenita, si è estinto nei marchesi Lupis, baroni di Castania e Cuzzoghieri, con la morte di donna Lauretana Macedonio e Ferrari-Spina, moglie del marchese don Isidoro Lupis e Manso.

Bartolomeo Macedonio di Napoli prestò al Re Carlo d'Angiò i fondi per la battaglia contro Corradino di Svevia. Leone Macedonio, per nomina del Re D'Aragona, divenne Viceré delle Calabrie. Da Leone discende direttamente il duca Tommaso, i cui avi, dal 1400 furono Cavalieri di di Malta.

La Dinastia è detta anche Macedonio del Leone, per evocare l'arma avita del leone di Filippo il Macedone e di Alessandro Magno.

Manso

La famiglia Manso, originaria di Napoli, venne illustrata da Giovanbattista, Consigliere di S. Chiara e del viceré Duca di Alba, che ottenne il Regio Assenso per il feudo di Bisaccia il 7 marzo 1533. Suo figlio Giulio paga il rilievo per i feudi di Bisaccia e Cuculo nel 1567. Giovanbattista II, feudatario di Chianca nel 1593 ottenne il titolo di marchese di Villa nel 1621. Fu principe dell’Accademia degli Oziosi e fondò a Napoli il Monte Manso, una istituzione caritativa alla quale l'intera aristocrazia napoletana riteneva un dovere contribuire.

Un ramo dei Manso si trasferì in Calabria, dapprima a Brancaleone, con il marchese Antonio Manso, trasferitosi poi a Grotteria a causa del matrimonio con donna Saveria Palermo di Santa Margherita e si estinsero nella famiglia Lupis con il matrimonio di donna Giovanna (nata a Grotteria il 16 aprile 1736 e morta il 25 dicembre 1788 sempre a Grotteria), che nel 1779 sposò il marchese don Orazio Lupis di Grotteria.

Palermo

La famiglia Palermo ha origini remotissime risalendo, su base certa e documentata, agli arconti ed ammiragli di Palermo dell'epoca bizantino-araba in Sicilia, originati dai principi di Antiochia. Furono principi di Santa Margherita e [Santo Stefano di Briga|Santo Stefano]], marchesi di Calorendi, Pari del Regno di Sicilia come baroni di Martini. A Salvo Palermo successe Giovanni, barone di Santa Margherita ed a costui un altro Salvo, maestro segreto del regno, che passò in Modica. Da lui discesero una serie d'illustri personaggi, come Cesare Palermo giudice della G. Corte di Modica; frà Diego cavaliere di Malta nel 1645 e bali di Venosa; Giovanni Palermo, barone di Santo Stefano Inferiore e di Galati, nonché primo principe di [[Santa Margherita] nel 1708; Francesco investito di Santa Margherita nel 1715; Tommaso, barone di Castelluccio di Modica e possessore delle terre e casali di Messina detti S. Stefano Mezzano, Santa Margherita, Galati e Mili Superiore. Girolamo Palermo di Santa Margherita fu vescovo di Mazzara nel 1759, giudice della Legazia Apostolica coll'aggregamento dell'abbazia di S.Maria di Terrana nel 1764, ed infine arcivescovo di Laudicea; Giuseppe Giovanni Palermo venne investito del principato di Santa Margherita nel 1758, della signoria col vassallaggio di Martini nel 1759, ed altri.

I Palermo di Santa Margherita di Grotteria si sono estinti nella famiglia dei marchesi Lupis con la morte di Donna Dorotea Palermo di Santa Margherita e Macedonio, moglie del barone di Castania e Cuzzoghieri don Giovanni Lupis e Guerrisi Floccari.

Stemma: partito, nel 1° d'oro, con un grifo rampante d'azzurro, sormontato da lambello di rosso, di tre pendenti; nel 2° d'azzurro, con un leone d'oro, sostenendo sul dorso un giglio d'argento. Cimiero: l'aquila nascente spiegata di nero, imbeccata e coronata d'oro. Corona di principe.


Economia

Il clima aveva favorito in passato l'economia agricola basata prevalentemente sulla produzione di grano, olive, uva, pomodori, e accompagnata da allevamenti di ovini e caprini, nonché quella del baco da seta, oggi praticamente scomparsa.

Dell'intensa attività artigianale locale di un tempo (tra l'altro va ricordata la fiorente attività per la fabbricazione della pipa), oggi rimane soltanto una piccolissima traccia: sarti, falegnami, calzolai, fabbri, barbieri, che una volta avevano delle vere e proprie scuole, oggi si contano sulle dita della mano.

Tutto questo causato dalla massiccia emigrazione iniziata negli anni '50, e tuttora in corso in maniera inarrestabile, che ha svuotato quasi completamente il paese (gli abitanti attuali sono circa 3600 contro i 9242 del censimento del 1951), cosa comune a tutti i paesi dell'entroterra calabrese.

Luoghi di interesse

Ruderi del Castello
Ruderi del Castello

Chiese e cappelle

L'interno della Chiesa Matrice in una foto d'epoca scattata attorno al 1950
L'interno della Chiesa Matrice in una foto d'epoca scattata attorno al 1950

La religiosità dei grotteresi è testimoniata dal fatto che, nella sua storia, Grotteria giunse a possedere ben 23 luoghi di culto. Oggi rimangono le chiese del SS. Crocefisso; San Domenico; S. Maria Assunta (Matrice); S. Nicola; Cappella della Concezione; S. Antonio. Molte altre non esistono più: parrocchia di San Nicola de' Protonotaris; chiesa del Carmine; chiesa di S. Giorgio; chiesa di Valverde; chiesa del Soccorso; chiesa della SS. Annunziata; chiesa detta dell’Oratorio; chiesetta/cappelleta della Bofia

San Domenico Chiesa della Madonna del Rosario di Pompei

Fu costruita nell’XI secolo e distrutta dal terremoto del 1793. Riedificata, fu nuovamente danneggiata dal sisma del 7 marzo 1928 e ristrutturata due anni dopo. La facciata presenta un portale in pietra con decorazioni a fiori affiancato da quattro finte colonne corinzie (due per lato). L’interno è a unica navata. L’altare in marmi policromi è sormontato dalla statua della Madonna di Pompei con Santa Caterina da Siena e San Domenico. Nella chiesa, inoltre, sono custoditi un fonte battesimale in marmo con copertura in legno e un’antica statua di Santa Filomena donata alla parrocchia dalla famiglia Tavernese.

S. Antonio

Fu fondata nel 1640 dall'avvocato Antonio De Maggio. Successivamente divenne cappella privata della famiglia Macedonio. Nella facciata si apre un ingresso sormontato da un timpano a lunetta con stemma. Sopra una finestra. All’interno c’è una pala d’altare in muratura con la statua di S. Antonio da Padova. Nella chiesetta è anche custodita la statua di San Vincenzo Ferreri (XVIII secolo).
La statua della Madonna dell'Addolorata che si venera a Grotteria
La statua della Madonna dell'Addolorata che si venera a Grotteria

SS. Crocifisso

Fu costruita, più ampia e in stile moderno, su una preesistente chiesetta risalente al XVI secolo. Il piccolo edificio, infatti, subì molti danni a causa del terremoto del 1783 e fu completamente distrutto da quello del 1908. La facciata presenta un portale in muratura con due nicchie laterali. All’interno, a unica navata, è custodito un il SS.Crocifisso (probabilmente opera seicentesca di un frate cappuccino) al quale i grotteresi attribuiscono un prodigio. Nel febbraio 1745 una terribile tempesta si abbatté sulla zona provocando danni e vittime. I fedeli, allora, portarono in processione il Crocifisso e, improvvisamente, la pioggia cessò. Da allora il SS. Crocifisso diventò patrono di Grotteria sostituendo San Gaudioso [1].

S. Maria Assunta (Matrice)

Fu eretta probabilmente alla fine del X secolo con il nome di Maria SS. Assunta della Cattolica dei Greci. Distrutta dal terremoto del 1783, fu ricostruita e riaperta al culto il 12 novembre 1926. La facciata presenta un portale in muratura sormontato da un timpano spezzato e da una finestra rettangolare (anch’essa con timpano). Più in alto un rosone cieco. Ai lati dell'ingresso, al quale si accede attraverso una scalinata, ci sono due finestre. Sulla chiesa svetta il campanile con l'orologio.
Lastra tombale e stemma del barone Pietro Arena (1771)
Lastra tombale e stemma del barone Pietro Arena (1771)

L'interno è a tre navate. Sull'altare in marmi policromi, trova posto una tela raffigurante il Crocifisso. Le pareti e la cupola dell'abside sono interamente affrescate e vi si trovano anche alcune grandi tele di notevole pregio: “ Crocifisso tra Santi” (opera secentesca della maniera del Ribeira), “S. Francesco con l’Assunta” (anche questa opera secentesca di Fabrizio Santafei, della scuola di Andrea da Salerno), proveniente dal convento dei Cappuccini, che sorgeva nell'area oggi occupata dalla chiesa del Crocifisso, “Madonna delle Grazie con Angeli e Santi e un Giovinetto in costume nobiliare” (dipinto ad olio di Scuola Napoletana, recante l'iscrizione "Janaurius Sernelli A.D. 1720"). Lungo le navate ci sono due altari con le statue della Madonna Immacolata e di San Giuseppe. Nella chiesa sono anche conservate le statue della Madonna del Rosario e di S. Antonio Abate (quest'ultima opera del pittore e scultore locale, Giuseppe Cavaleri [2]).

S. Nicola de' Francò

La chiesa di San Nicola di Bari è detta di Francò dal cognome di una fedele che avviò i lavori di costruzione dell’edificio (XV secolo). La facciata presenta un portale in pietra sormontato da una finestra. Più in alto una struttura in muratura con campane. All’interno, a unica navata, c’è un altare in marmi policromi sul quale è stata sistemata una tela raffigurante la Madonna con il Bambino insieme a San Nicola e San Domenico. Nella chiesa è conservata anche una statua di San Nicola

Cappella della Concezione

La cappella, ricavata nelle catacombe della chiesa matrice, fu sistemata tra il XIII e il XIV secolo. Della struttura originaria rimane ancora una arte della pavimentazione e lo scheletro di alcuni gradini che comunicavano con la matrice. I lavori di recupero delle catacombe e di ampliamento della cappella sono stati interrotti per rischio di crollo. All’interno è custodita un’antica statua in marmo raffigurante la Madonna della Concezione con il Bambino (IV secolo d. C.).

Palazzi privati

Percorrendo le vie del paese, si possono ammirare diversi portali che ornano le facciate dei principali Palazzi, testimonianza della storia del paese, ed elemento distintivo e di prestigio delle famiglie nobili locali. Generalmente i blocchi che compongono i portali sono in granito e lo stemma nobiliare è inserito nella chiave di volta, con sotto inciso l'anno di costruzione. Della loro storia si occupa ampiamente la "Cronaca di Grotteria" [3]

Palazzo Macedonio

Contiguo alla Cappella di San Domenico (vedi sopra), antica cappella gentilizia dei proprietari l'edificio, dimora dei duchi Macedonio ha un magnifico portale in pietra lavorata. lnteressante l’interno, con archi e colonne in pietra. Qui, in un’ampia nicchia, viene solitamente allestita la stalla del tradizionale preepe vivente che si tiene a Grotteria.

Biblioteca di Palazzo Lupis
Biblioteca di Palazzo Lupis

Palazzo Lupis

Fondato dall'antica famiglia feudataria dei de Luna d'Aragona nel XVI secolo e poi per intricate alleanze matrimoniali giunto ai Manso e nel XVII secolo ai marchesi Lupis - Macedonio, si trova nell'antica Piazza del Tocco, oggi Piazza m.se Domenico Lupis [4]. Tra gli elementi artistici di rilievo il bel portale monumentale, opera secentesca della scuola scultorea di Serra San Bruno, l'antica biblioteca che raccoglie oltre 7.000 volumi in buona parte edizione antiche o rare, l'archivio familiare con documenti originali risalenti al XV secolo ed alcune collezioni d'arte (busti e ritratti). In un'ala dell'edificio ha sede L'"Istituto Internazionale di Palazzo Lupis per lo studio dei ceti dirigenti del Mediterraneo" [5]
Il portale di Palazzo Lupis, opera di scalpellini di Serra San Bruno nel sec. XVIII
Il portale di Palazzo Lupis, opera di scalpellini di Serra San Bruno nel sec. XVIII

Palazzo Palermo

Portale del Palazzo Palermo di Santa Margherita nella ex Piazza San Domenico a Grotteria, oggi intestata a Nicola Palermo
Portale del Palazzo Palermo di Santa Margherita nella ex Piazza San Domenico a Grotteria, oggi intestata a Nicola Palermo
Sorge nell'antica Piazza di San Domenico, oggi intestata al patriota Nicola Palermo della famiglia dei fondatori, i baroni Palermo di Santa Margherita.

Palazzo Arena

Fondato nel XVI secolo dalla nobile famiglia de Arena (oggi estinta) sorge in Via Vittorio Emanuele III e, pur versando in uno stato di estremo degrado, presenta ancora il più bello tra i portali monumentali dei Palazzi nobili del Paese, la cui costruzione risale al 1773.
La chiave di volta del portale di Palazzo Arena (sec. XVIII)
La chiave di volta del portale di Palazzo Arena (sec. XVIII)

Villa Falletti

Possente costruzione edificata dalla famiglia Falletti nel XVII secolo, in località Bombaconi. Su due livelli, conserva un bel portale lapideo.

Feste e tradizioni locali

La Cunfruntata

La domenica di Pasqua, dopo la messa, alcuni fedeli danno vita ad una suggestiva rappresentazione della Passione di Cristo durante la quale portano sulle spalle le statue dell’Addolorata, di San Giovanni e del Cristo risorto. San Giovanni si reca dalla Madonna per annunciarle che il figlio è risorto. Inizialmente lei non crede, ma poi decide di seguire l’apostolo. Percorrendo le strade del centro storico le statue di Gesù e della Vergine si incontrano in piazza San Domenico e, improvvisamente, alla Madonna viene tolto il velo nero che le copre il capo per far posto a un drappo azzurro.


Amministrazione comunale

Sindaco:Vincenzo Attilio Loiero

Data Elezione: 29/05/2007

partito: centrosinistra

TelefonoComune: 0964 53195 - 0964 53242

EmailComune comune.grotteria@tiscali.it

Note

  1. Il restauro del SS. Crocifisso di Grotteria
  2. Domenico Lupis, Giuseppe Cavaleri. L'uomo, l'artista e il patriota nella grotteria dell'Ottocento, Rubettino, Soveria Mannelli, 2003
  3. Domenico Lupis Crisafi, Cronaca di Grotteria dalla sua fondazione all'anno 1860, Gerace Marina, 1887, ristampa a cura del Comune, 1982
  4. vedi: Sito istituzionale del Comune di Grotteria
  5. "Grotteria tra Medioevo ed età moderna. Splendore e declino di un capoluogo feudale" - Conferenza tenutasi a Palazzo Lupis

Galleria fotografica

Grotteresi celebri

Voci correlate

Collegamenti esterni

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