Manso (di) (famiglia)
Da Aristopedia.
Antica casata, detta anche Di Manso, nativa del ducato di Amalfi, godette nobiltà in Napoli e a Ischia, possedendo le baronie di Casal S. Aitore e di Bisaccia, come pure il marchesato di Villa.
La famiglia Manso venne illustrata tra gli altri da un doge della Repubblica Amalfitana, Antonio Manso, famigliare di Federico II e da Giovanbattista, Consigliere di S. Chiara e del viceré Duca di Alba durante la campagna di Roma per la lotta contro Paolo IV, che ottenne il Regio Assenso per il feudo di Bisaccia il 7 marzo 1533. Suo figlio Giulio paga il rilievo per i feudi di Bisaccia e Cuculo nel 1567.
Giovanbattista II, feudatario di Chianca nel 1593 ottenne il titolo di marchese di Villalago nel 1621. Fu principe dell’Accademia degli Oziosi e fondò a Napoli il Monte Manso, una istituzione caritativa alla quale l'intera aristocrazia napoletana riteneva un dovere contribuire. Il Manso, nel 1585, s'imparentò con i Belprato, conti di Anversa, sposando la sorella di Don Scipione, Donna Costanza Belprato; questo matrimonio, che si celebrò sfarzosamente nel Palazzo di Anversa, fu commemorato dal Tasso in un sonetto che comincia così: " In un bel prato e tra fiori e l'erba…". Sotto la signoria dei Belprato, il Palazzo di Anversa pervenne a vero splendore di corte, divenendo asilo di letterati e scienziati. vi dimorò a lungo anche il dottissimo Giambattista Manso, autore di due scritti legati al culto del Tasso "l'Anversa dei Paradossi" e il "Belprato nell'Erocallia" così intitolati perché i dialoghi si svolgono fra il poeta Torquato Tasso e Don Scipione Belprato.
Un ramo dei Manso si collocò in Barletta alla fine del XV secolo godendo della nobiltà e giungendo ad occupare mansioni importanti e di prestigio. Nel Codice Diplomatico Barlettano si narra di diversi componenti di questa famiglia. Un altro ramo dei Manso si trasferì in Calabria, dapprima a Brancaleone, con il marchese Antonio Manso, trasferitosi poi a Grotteria a causa del matrimonio con donna Saveria Palermo di Santa Margherita. I Manso di Grotteria si estinsero nelle tre nipoti di quest'ultimo, figlie di don Francesco Manso e di donna Rosa Infusini: donna Teresa Manso (1754-1837), moglie del barone don Ferdinando Nanni, Vice conte di Grotteria e poi del barone don Silvio Coppola di Altomonte; donna Carmela moglie del conte don Onofrio Falletti Regio Giudice e sindaco di Siderno e donna Giovanna Manso (1736-1788) moglie del marchese don Orazio Lupis Amato, 6° barone di Castania e Cuzzoghieri, Governatore e Capitano di Giustizia di Siderno . ARMA: Inquartato d'argento e d'azzurro, alla scala d'oro sopra il tutto
Bibliografia
- Lobstein (von) F., Il settecento calabrese e altri scritti 3 voll., Fausto Fiorentino, Napoli, 1973, Vol. 1, ad vocem, fam. Manso di Grotteria
- Lupis Crisafi, D., Cronaca di Grotteria Gerace Marina, 1887, ristampa, 1982
- Pellicano Castagna M., Araldica moderna della Locride sta in Storia e cultura della Locride, a cura di G. Calogero, Messina 1964

