Molfetta

Da Aristopedia.

Panoramica del porto e di parte del borgo antico.

Molfetta è una città in provincia di Bari, protesa sul mare Adriatico, la cui popolazione conta circa 59.793 abitanti [1]. Tra la metà del XIX secolo e la fine degli anni sessanta del secolo scorso è stata uno dei più importanti centri portuali (soprattutto relativamente allo sviluppo cantieristico e peschereccio) ed industriali della Puglia. Il suo territorio si estende verso l'entroterra murgiano ad una quota media di 18 metri sul livello del mare e confina ad est con quello di Giovinazzo, ad ovest con quello di Bisceglie, a sud con quello di Terlizzi e risulta abitato sin dalle ere preistoriche. A tale periodo risalgono, infatti, gli insediamenti più antichi (necropoli e tracce di capanne) rinvenuti nell'area circostante (fondo Azzollini e viciniori) il sito archeologico-naturalistico del Pulo, dolina carsica di crollo a circa un chilometro e mezzo dal centro urbano. Pur non annoverando vere e proprie "frazioni", nelle immediate vicinanze del centro abitato sono sorti, in epoche differenti, alcuni borghi-satellite, ciascuno di origine diversa dall'altro. Si tratta del nucleo residenziale (inizialmente stagionale) della "Madonna delle Rose", sorto attorno alla omonima chiesetta turrita (munita di caditoia) e meta di un culto molto radicato nella popolazione molfettese, del quartiere CEP di Molfetta, nei pressi del Santuario (oggi Basilica) della Madonna dei Martiri, e del cosiddetto "Villaggio Belgiovine", dal nome dell'ingegnere-imprenditore che lo costruì, alla fine degli anni Sessanta. Attorno alla chiesetta della Madonna delle Rose si é sviluppata, soprattutto a partire dal XIX secolo, una fiorente comunità costituita più che altro dalle famiglie borghesi che avevano in quella località la propria casina di campagna, quale una sorta di "status symbol" ante litteram, dove trascorrere i mesi estivi e far crescere i bambini a contatto con la natura e in condizioni più protette e più salubri che non all'interno del tessuto cittadino. A partire dagli anni Settanta sui due alberi di Eucaliptus presenti nella piazzetta antistante la chiesa si é naturalizzata una colonia di parrocchetti dal collare, pappagallini verdi di cui una o più coppie avevano riconquistato la libertà (da qualcuno che in precedenza le aveva tenute in cattività), che si sono successivamente diffusi sul territorio, fino a raggiungere, all'inizio del III millennio, una copertura territoriale che spazia da Palese a Barletta, lungo la costa, e nell'entroterra fino ed oltre Ruvo di Puglia.

Il nucleo medievale della città, formatosi su una breve penisola che si distende tra il porto e il mare aperto, presenta una pianta a spina di pesce con strade strette e ricurve, tipica di molti centri costieri del basso Adriatico. Molfetta, con la sua storia millenaria, le sue peculiarità, i suoi tanti pregi nascosti tra i suoi i monumenti e le sue vie, è una città ricca di interesse non solo dal punto di vista archeologico, ma anche urbanistico, artistico, storico, naturalistico e sociale. Molfetta è sede vescovile della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.

Indice

Storia

Il sacco di Molfetta
Strada del borgo antico.
Strada del borgo antico.
La mattina del 18 luglio 1529, galere veneziane con a bordo il principe Caracciolo ed i soldati al comando del Barone di Macchia, insieme a truppe terrestri comandate da Federico Carafa, si diressero alla volta di Molfetta per impossessarsene. Intanto in città si sparse subito la voce dell’attacco imminente, tuttavia la popolazione non si curò di allestire le dovute difese, sicura delle proprie mura.

Il Capitano di guerra del governo imperiale Ferdinando di Capua (incaricato di capeggiare le operazioni di difesa), all'udire il suono di una tromba - segno di richiesta di resa da parte dei nemici - giungere da una galera approdata nel porto molfettese, si attivò nell’organizzazione della difesa per cui fu respinto l’ultimatum.

L'attacco iniziò, dopo varie ore spese in sberleffi vicendevoli, per mano veneziana quando i medesimi decisero, chi scavalcando le fortificazioni, chi intrufolandosi di nascosto attraverso il canale di scolo nei pressi del Duomo, di irrompere in città. Nonostante la valorosa e strenue resistenza opposta da Ferdinando di Capua assieme a pochi animosi popolani, la città fu invasa dai francesi. Quantunque Caracciolo avesse ormai preso possesso del luogo, nelle ore successive continuarono intrepidi a combattere alcuni irriducibili molfettesi che arrivarono ad eliminare svariati soldati occupatori.

Queste uccisioni provocarono le ire dei conquistatori che per tre giorni misero a ferro e fuoco la città, dal 18 al 20 luglio 1529. Molti rivoluzionari furono arsi vivi e le strade erano intasate dai cadaveri. I danni per la città furono incalcolabili. Su una popolazione di 5000 residenti si contarono almeno 1000 morti.


Fonti documentali certe attestano l'esistenza di insediamenti in questa località già in epoca preistorica.
Nel corso dei secoli Molfetta ha conosciuto le dominazioni di longobardi, bizantini, normanni, svevi, angioini e aragonesi.

L'origine della città risale presumibilmente all'era romana. Alcuni ritrovamenti fanno pensare all'esistenza di un villaggio di pescatori già intorno al IV secolo a.C. Questa ipotesi sembra essere verosimile tanto più che, per la sua posizione, il villaggio offriva un ottimo approdo per il commercio con Rubo (Ruvo di Puglia). La prima indicazione sull'esistenza di un villaggio tra Turenum (Trani) e Natiolum (Giovinazzo) si ritrova nel Itinerarium Provinciarum Antonini Augusti, che data del 217 a.C. Questo luogo era denominato Respa, probabilmente un'erronea trascrizione del toponimo Melpha, che faceva riferimento a un piccolo villaggio di pescatori.

Il primo documento ufficiale che cita la città risale al 925. Questo documento certifica l'esistenza di una civitas, denominata Melfi, situata su di un'isola chiamata Sant'Andrea. L'antico villaggio di pescatori si sviluppò ulteriormente sotto il dominio bizantino e fu successivamente conquistato dai Longobardi, che l'annessero al Ducato di Benevento. La città fu ripetutamente assaltata dai Saraceni, ma resistette, grazie anche alle portentose mura di cui si era, nel frattempo, munita.
Come piccolo porto indipendente, Molfetta commerciava con altri mercati del Mediterraneo, tra cui Venezia, Alessandria d'Egitto, Costantinopoli, Amalfi e Ragusa (Croazia).

Dei contrasti tra Bizantini, Saraceni e Longobardi approfittarono i Normanni i quali, guidati da Guglielmo d'Altavilla, si mossero alla conquista dell'Italia meridionale giungendo anche a Molfetta. Quest'ultima, benché assoggettata, riuscì a preservare una certa autonomia che le consentì di favorire lo sviluppo, specie marittimo.

La crescita risalente a questo periodo portò la città a divenire protagonista del commercio verso Oriente. Il transito dei pellegrini verso la Terra Santa durante le Crociate e l'approdo di questi presso l'Ospedale di Santa Maria dei Martiri diedero alla città una rilevanza europea. Uno di questi pellegrini, Corrado di Baviera, divenne poi il patrono della città.

Dall'XI secolo Molfetta è sede vescovile.

Dopo essere stata dominio svevo durante tutti i secoli XII e XIII, Molfetta fu sotto gli Angioini e continuò a mantenere la propria indipendenza.

Con il passaggio del potere della città dai Durazzo agli Aragonesi, la situazione precipitò, in conseguenza dei difficili rapporti e dei contrasti tra francesi, spagnoli e italiani. Questa situazione portò a guerre e devastazioni in tutto il sud Italia, tra cui il sacco di Molfetta da parte dei francesi tra il 18 e il 19 luglio 1529. Questo episodio marcò notevolmente la città, ostacolandone la rinascita per lungo tempo.

Con il trattato di Utrecht del 1714, che pose fine alla guerra tra Filippo V e gli stati d'Europa, il Regno di Napoli cessò di essere dominio spagnolo e divenne dominio austriaco. Iniziò così l'occupazione austriaca di Molfetta.

Dopo un avvicendamento di potere tra francesi e austriaci, la località seguì le vicissitudini dell'Italia unita. Nell'ottobre del 1860 infatti si tenne nella Piazza Municipio di Molfetta, il plebiscito per l'annessione del Regno delle due Sicilie al governo di Vittorio Emanuele II, il cui scontato esito decretò l'annessione del regno all'Italia unificata.

Assai grande fu il tributo di vite umane che la città pugliese dové subire durante la prima guerra mondiale offrendo alla patria il sacrificio di 500 concittadini, tra cui quello del maggiore Domenico Picca. Dopo alcuni mesi dall'inizio della guerra, la città subì un cannoneggiamento da parte di una unità della marina austriaca e successivamente subì un attacco aereo, che produsse alcune vittime fra la popolazione civile.

La cittadinanza molfettese seppe dare il suo valoroso contributo alla causa della patria anche durante la seconda guerra mondiale in cui si distinse per la lotta di liberazione.

Urbanistica

La città di Molfetta si presenta urbanisticamente distinta, a livello macroscopico, in due parti: il nucleo storico (la città intra moenia), la cui origine certa risale al Medioevo, sviluppatosi su una penisoletta collegata alla terraferma da un piccolo istmo, e una zona più moderna, a sua volta costituita dalle espansioni datate con le successive epoche storiche nelle varie direttrici sud, ovest ed est, prima fino al limite fisico della linea ferroviaria, ed ampliandosi progressivamente in epoche più recenti (dagli anni ottanta in poi) fino all'ultima fase attuale di completamento entro il nastro stradale della nuova Statale 16 e sui margini della principale asta di compluvio che interessa il territorio molfettese che è la Lama detta cupa, la quale incanala, fino al recapito finale in mare in corrispondenza della prima Cala, gli apporti di acque meteoriche provenienti dall'entroterra murgiano.

Il centro storico è nettamente distinto dalla città extra moenia - sviluppatasi, soprattutto a partire dalla seconda metà del XVII secolo, per formare la città come appare oggigiorno - attraverso la cosiddetta muraglia, antica e massiccia fortificazione di origine medievale. Tale separazione è fisicamente sottolineata dall'asse stradale del Corso Dante Alighieri, già detto Borgo, ricavato dall'interrimento (XVIII-XIX sec.) dell'antico canale marino che si incuneava ai lati dell'istmo separando quasi integralmente la penisoletta dalla terraferma, come si evince dall'osservazione delle antiche stampe raffiguranti le prime, rudimentali, testimonianze di planimetrie della città.

Il confine nord dell'abitato storico è costituito dal mare Adriatico: questa circostanza nei secoli passati ha consentito una naturale difesa dagli attacchi provenienti da quella direzione, soprattutto da parte della pirateria turca. Ma proprio per questo motivo, una volta venuto meno il pericolo, a partire dal XVIII secolo, e quando contemporaneamente si è innescato il processo di sviluppo ed espansione dell'abitato fuori delle mura, il nucleo storico è rimasto emarginato rispetto alle zone di espansione invece che inglobato in essa.

A partire dal XIX secolo, infatti, inizia il progressivo degrado della città vecchia, che raggiunge la sua massima espressione con il crollo, con vittime, avvenuto in Via Macina nel 1964 che porta al suo pressoché totale svuotamento con il trasferimento in blocco nel quartiere CEP (Case Edilizia Popolare) di Molfetta degli ultimi abitanti residenti.

Solo nel primo decennio del XXI secolo si è in presenza di evidenti segni di un consistente processo di recupero, avviatosi a partire dagli anni ottanta che sta restituendo dignità e vita allo storico centro antico dove sono state riaperte quasi tutte le antiche strade che erano state chiuse a causa del pericolo di crolli.

Luoghi di interesse

Il Duomo di San Corrado.
Il Duomo di San Corrado.
Panorama del porto e del Duomo.
Panorama del porto e del Duomo.

Fra le bellezze naturalistiche da ammirare nella cittadina pugliese, è sicuramente il Pulo, sprofondamento carsico a pianta sub-circolare, con diametro variabile tra un minimo di 170 ad un massimo di circa 180 metri, un perimetro che supera i 500 metri ed una profondità intorno ai 30 metri nel punto di maggior dislivello. Sul bordo superiore sono stati ritrovati i resti di un villaggio neolitico: da questa località provengono reperti, soprattutto vasi e strumenti rudimentali neolitici (denominati tipo Molfetta e presenti in tutto il Mar Mediterraneo) ed altresì resti umani risalenti ad età della pietra precedenti, ed anche alla (successiva) età del bronzo.

Il nucleo antico detto Isola di Sant'Andrea forma il primo nucleo urbano attorno al III secolo ed è caratterizzato da una singolare pianta a spina di pesce: qui sorge il Duomo di San Corrado, la più grande chiesa a (tre) cupole in asse del romanico pugliese coronate da due torri campanarie, edificato tra XI e XII secolo. Sempre nel centro antico è situata la barocca Chiesa di San Pietro eretta su una precedente chiesa romanica. Da notare le mura verso terra rimaste nel loro tracciato. Subito fuori dalle mura sorge la grandiosa Cattedrale intitolata all'Assunta, ex convento dei Gesuiti, dove sono poste le ossa del patrono della città San Corrado, con busto in argento e oro di scuola napoletana. Di particolare attenzione è un grande quadro del celeberrimo Corrado Giaquinto, pittore molfettese del seicento, a cui é intitolata la Pinacoteca Provinciale di Bari.

Nei pressi della cattedrale sorge la chiesa del Purgatorio, e, sempre lungo lo stesso asse viario del cosiddetto "borgo" (oggi Via Dante), ma più spostate verso la antica Porta principale del centro storico (quella che si apriva su Via Piazza) sono quelle dedicate a Sant'Anna e al protomartire Santo Stefano, luoghi di profonda religiosità in particolari periodi dell'anno. Poco più distante da queste, in direzione di uscita, verso Bisceglie, dalla Molfetta storica, sorge la chiesa di San Domenico, con annesso convento, oggi riadattato a contenitore culturale (biblioteca, museo e sala conferenze) col nome, ripreso dai documenti d'archivio, di Fabbrica di San Domenico.

Altro luogo interessante è il cosiddetto Calvario, un tempietto gotico in pietra calcarea, costruito nel 1856 su progetto dell'architetto De Judicibus. Esso si erge a tre livelli su pianta ottagonale, con ciascun piano coronato da una selva di cuspidi e pinnacoli. Alto 20 metri, possiede una guglia sommitale che desta ammirazione e lo rende unico per davvero rispetto agli altri tempietti ad analoga destinazione presenti nei comuni limitrofi, sia per la soluzione scenografica che per la sua leggiadria strutturale.

A circa 2 km dalla città, in direzione di Bisceglie si trova la basilica-santuario della Madonna dei Martiri. L'impianto attuale della chiesa insiste parzialmente sulla vecchia chiesa dell'XI secolo, di cui resta solo una cupola e la struttura sottostante, dove oggi sorge l'altare. Su un fianco della chiesa é addossato l'Ospedaletto dei Crociati, sempre dell'XI secolo, unico superstite dei due presenti nel complesso della Madonna dei Martiri dopo le ristrutturazioni ottocentesche.


Le Torri di avvistamento

Di grande rilevanza storica, culturale ed economica dell'hinterland molfettese, sono state nel Medioevo e all'incirca fino al XVIII secolo le torri disseminate nel territorio rurale di Molfetta e raggruppate lungo tre immaginarie direttrici che sono Molfetta-Bitonto, Molfetta-Terlizzi e Molfetta-Ruvo-Corato.

Verso Bisceglie ed in prossimità del confine con il suo territorio, si erge a picco sul mare (su uno spuntone di costa rocciosa oggi, purtroppo, in erosione) una di esse, la cosiddetta Torre Calderina, torre costiera del XV secolo, particolarmente importante in quanto posizionata in un luogo strategico poiché da essa era possibile il collegamento visivo con il Castel del Monte e quindi comunicare per tempo anche agli abitati non rivieraschi più interni (verso Andria e oltre ancora, sino all'altopiano murgiano) il sopraggiungere di eventuali incursioni dal mare. Essa faceva parte, infatti, del complesso sistema di torri di avvistamento di cui l'agro molfettese risulta particolarmente ricco. Inoltre si trova al centro dell'omonima area protetta, proposta come SIC (cioè Sito di Importanza Comunitaria) dalla Comunità Europea.

Altre torri costiere di cui si ha notizia sono: il Torrione Passari, inglobato nell'antichissima cinta muraria a mare della città vecchia, e la arcinota, anche se demolita da tempo immemore, Torre Gavetone, presso il confine con Giovinazzo, il cui toponimo è rimasto ad indicare una delle più apprezzate spiagge libere superstiti lungo la costa molfettese.

Per quanto riguarda invece l'agro vero e proprio, a partire dalla torre difensiva (perché munita di "caditoia") che costituisce il campanile della antica chiesa del borgo rurale della Madonna delle Rose, troviamo lungo l'asse viario del Mino i complessi di Torre Cicaloria, Torre Cascione, ed i Casali Mino, Villafranca e L'Alfiere.

Leggermente più spostate ad ovest verso la direttrice per Terlizzi della strada Santa Lucia si incontrano le Torri del Gallo, Villotta, Falcone e Sgammirra, quest'ultima così detta perché (forse a causa di un terremoto) di essa non rimane che il rudere costituito da una intera parete rimasta in piedi e sostenuta lateralmente dai soli monconi angolari.

Ancora più a ponente, lungo l'asse della strada comunale Coppe (antica strada per Corato), infine, troviamo il rudere della Torre della Dogana che dà il nome alla contrada di Chiusa della torre (inglobata nei capannoni industriali della zona ASI - Area Sviluppo Industriale - sul versante della strada vicinale Il Casale), ormai addossata al recentissimo Centro Commerciale IPERCOOP - La Mongolfiera. Più avanti, prossima alla direttrice della strada vicinale Fondo Favale, troneggia la bellissima Torre del Cavaliere costeggiata dal tracciato autostradale della A14, Torre di Pettine e la celeberrima masseria fortificata di Casale Navarrino, nei pressi del confine sud-occidentale dell'agro, alla confluenza dei territori dei comuni di Terlizzi e Bisceglie.

Duomo di San Corrado

Il Duomo di San Corrado, lato mare.
Il Duomo di San Corrado, lato mare.
Facciata del Duomo di San Corrado.
Facciata del Duomo di San Corrado.

Il Duomo di San Corrado, originariamente dedicato a Maria SS. Assunta in Cielo, è situato ai margini dell'antico borgo di Molfetta, di fronte al porto. Costruito fra il 1150 e la fine del 1200, costituisce un singolare esempio dell’architettura romanico-pugliese. Essa è infatti la maggiore delle chiese romaniche con la navata centrale coperta a cupole in asse (tre, nel caso specifico) impostate su tamburo a pianta esagonale, rispetto alle altre (comprese le quattro Basiliche Palatine) aventi la copertura del tipo a capriate e tegole sovrapposte.

La costruzione, a pianta basilicale asimmetrica, è diviso in tre navate da pilastri cruciformi con colonne addossate e la navata centrale presenta una copertura a tre cupole in asse, come già riportato, di altezza variabile (quella centrale è considerevolmente più alta delle due di estremità), mentre le navate laterali sono coperte con tetti spioventi, ad una falda ciascuna, con tegole costituite da chiancarelle della stessa tipologia della copertura dei famosi trulli della valle d'Itria. Stesso tipo di chiancarelle, assemblate a punta di diamante con sei falde convergenti al centro verso l'alto per ciascuna cupola (allo scopo di assecondare la pianta esagonale dei tamburi di base), ricopre le tre cupole centrali.

La facciata rivolta a occidente, che oggi appare quella principale, è spoglia, a differenza di quella di mezzogiorno, che presenta tre finestre tardo rinascimentali, stemmi di alti prelati, una immagine di papa Innocenzo VIII e le statue di San Corrado e San Nicola. Ciò si spiega col fatto che all'epoca della costruzione e fino al 1882 quella facciata, così come tutto il prospetto occidentale della città vecchia erano a picco sul mare, così come testimoniato dalle rare fotografie antecedenti alla costruzione della Banchina Seminario, in coincidenza con la costituzione della prima tranche del nuovo porto, cioè quello attuale (2007), conclusasi intorno al 1882, appunto.

Il complesso strutturale è serrato tra due, maestose e leggiadre allo stesso tempo, torri campanarie. Queste (quella di mezzogiorno detta campanaria perché sede fisica del campanile, l'altra, più prossima al lato mare, di vedetta perché utilizzata a tale scopo per il preventivo avvistamento di eventuali incursioni saracene) sono gemelle, di base quadrata, a tre ripiani, alte 39 metri, aperte sui quattro lati da finestre bifore e monofore.

Nell'interno il corredo artistico è scarno ma essenziale; un fonte battesimale del 1518, un prezioso paliotto con bassorilievo del XIV secolo, un pluteo in pietra del XII secolo che rappresenta una cerimonia pontificale e il Redentore del XIII secolo. Caratteristica è l'acquasantiera raffigurante un uomo, probabilmente saraceno, che regge un bacile in cui nuota un pesce, simbolo ricorrente nell'iconografia religiosa.

In origine il Duomo fu dedicato a Maria SS. Assunta e fu l'unica parrocchia esistente a Molfetta fino al 1671. Nel 1785 la sede della Cattedrale fu trasferita all'attuale Cattedrale di Maria SS. Assunta in Cielo e da allora il Duomo Vecchio prese il nome del patrono San Corrado.

Cattedrale di SS. Maria Assunta

Facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta.
Facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta.

La Cattedrale di Maria SS. Assunta - la cui maestosa facciata ultimata nel 1744, dopo anni di lavori iniziati nel 1699 e proseguiti nel XVIII secolo - fu edificata come chiesa annessa al collegio dei Gesuiti.

Sulla suddetta facciata, in alto, è collocata una grande statua marmorea di Sant'Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù. Responsabili della costruzione dell'edificio furono i padri Gesuiti fino al 1773; successivamente venne sottoposta a lunghi restauri durante i quali fu ampliata l'abside, furono rifatti la pavimentazione, la sagrestia e il battistero e fu eretto il campanile.

Divenuta Cattedrale nel 1785, essendo ormai il Duomo di San Corrado divenuto insufficiente alle esigenze di culto dell'aumentata popolazione, in essa si conservano, in un'urna d'argento, le spoglie del patrono san Corrado di Baviera.

Fra le altre opere custodite nella Cattedrale ricordiamo la Dormitio Mariae attribuita allo Scacco (XVI secolo), il monumento sepolcrale del naturalista e storico molfettese Giuseppe Maria Giovene, posto a sinistra dell'altare dedicato a San Corrado e su questo la magnifica tela del Giaquinto raffigurante l'Assunzione della Madonna in cielo.

Basilica della Madonna dei Martiri

Basilica della Madonna dei Martiri.
Basilica della Madonna dei Martiri.

La costruzione del nucleo primitivo della chiesa (corrispondente, nell'assetto odierno, alla sola area occupata dall'altare maggiore) ebbe inizio nel 1162 su commissione di Guglielmo II il Normanno.

La chiesa attuale, infatti, non coincide con quella originaria, avendo, la costruzione, subito nel corso dei secoli vari ampliamenti e modificazioni.

La Chiesa, proclamata Basilica Pontificia Minore nel 1987, accoglie al suo interno pregevoli dipinti tra i quali encomiabile una immagine della Madonna dei Martiri, trasportata dai Crociati nel 1188, particolarmente cara ai molfettesi, in special modo ai marinai.
Altre opere artistiche conservate nell’edificio religioso sono: la Madonna del Rosario risalente al 1574 e attribuita a Michele Damasceno, la Visitazione di Maria, la Morte di San Giuseppe, un’Adorazione dei Magi e una statua lignea di Maria SS. dei Martiri eseguita nel 1840.

A destra dell'altare maggiore, in una angusta cripta cui si accede scendendo alcuni ripidi gradini in pietra, è situata una riproduzione estremamente suggestiva e realistica del Santo Sepolcro, realizzata a spese del molfettese Bernardino Lepore nel 1503 con 62 pietre, si dice, da lui portate dalla Terrasanta.
Accanto alla chiesa è situato un edificio a tre corsie impropriamente detto "Ospedale dei Crociati"; presumibilmente trattasi dell'"Ospizio dei Crociati", edificato nel 1095, dove si fermavano i pellegrini di passaggio a Molfetta durante il viaggio di ritorno dalla Terrasanta. Ospedale é qui da intendersi nel senso etimologico di hospitalis (da hospes, hospitis = ospite), luogo di accoglienza e ristoro, per il corpo e per la mente.

Chiesa di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti o del Purgatorio

Costruita in pietra locale dal 1645 al 1655 e consacrata nel 1667, la chiesa presenta una magnifica facciata in stile tardo-rinascimentale, su cui si apre un unico portale di ingresso, fiancheggiato da quattro statue collocate in nicchie dei Santi: Pietro, Stefano, Paolo e Lorenzo. All'interno del tempio sono custodite tele di Bernardo Cavallino (XVII secolo) e di Corrado Giaquinto oltre che la statua dell'Addolorata (che viene recata in processione il Venerdì di Passione) e le sei statue in cartapesta, tutte opere dello scultore cittadino Giulio Cozzoli, culminanti nello struggente gruppo della cosiddetta "Pietà", che vanno in processione il Sabato Santo.
La storia della chiesa del Purgatorio s’intreccia in maniera indissolubile con quella della famiglia Lupis. Sono i loro discendenti, oggi Lioy-Lupis, ad esercitare la carica di rettore e soprattutto sono loro ad assumere e detenere, ancora oggi, la proprietà dell’edificio la cui concessione viene rinnovata ogni cento anni (l’ultimo accordo risale a pochi anni fa). Il doppio stemma di famiglia, insieme con un ritratto su tela del rettore don Gaetano Lioy Lupis, si conserva nella sacrestia, ricavata per volontà dello stesso, nei locali, un tempo destinati a stalla, ai quali si accedeva dal cortile, adesso chiuso, sul lato prospiciente il lungomare.
Questa chiesa, che esercita un fascino indiscutibile su gran parte della popolazione molfettese, é fatta oggetto di un culto intenso da devoti provenienti anche dagli stati esteri verso i quali sono emigrate molte famiglie nei tempi passati e la devozione si é tramandata di padre in figlio. Ciò é dovuto sicuramente al culto particolarmente partecipato che ispira la presenza delle statue dell'Addolorata e soprattutto della Pietà (ispirata da quella più famosa del Michelangelo) che é il fulcro della processione in cui culminano, il Sabato Santo, le celebrazioni della Settimana Santa, prima della Veglia Pasquale.

Questa chiesa ha la particolarità, non essendo una "parrocchia", che é l'unica nella quale possono essere celebrate le esequie funebri di domenica, poiché nelle altre non si possono interrompere le funzioni domenicali.

Chiese minori

Suggestiva inquadratura del Duomo.
Suggestiva inquadratura del Duomo.
Chiesa della Santissima Trinità
La Chiesa della SS. Trinità è formata da un'unica navata ed è completata da un piccolo campanile a vela. Situata lungo il Corso Dante, accanto a quella dedicata a Santo Stefano, è meglio conosciuta come chiesa di Sant'Anna. Le prime notizie risalgono al 1154, epoca in cui apparteneva ai Padri Benedettini della Santissima Trinità di Venosa.
Chiesa del Sacro Cuore di Gesù
La Chiesa del Sacro Cuore fu edificata sul suolo del vescovo molfettese Pasquale Gioia, il quale pose la prima pietra della chiesa nel 1926. Nell'anno successivo la chiesa fu aperta al culto e consacrata. Il complesso ecclesiale, a tre navate, è accompagnato dal maestoso campanile in pietra con cuspide terminale, alto 41 m.
Chiesa di San Domenico
La costruzione della chiesa fu iniziata nel 1636 e ultimata dopo circa mezzo secolo. La consacrazione risale al 1699. La facciata principale, in stile barocco, è preceduta da un pronao con tre archi a tutto sesto; nelle nicchie laterali sono collocate le statue di Santa Caterina d'Alessandria e di Santa Maria Maddalena, protettrici dell'ordine domenicano. Nella chiesa sono conservati due pregevoli esempi di arte barocca locale tra cui una tela di Corrado Giaquinto (XVIII secolo) raffigurante la Madonna del Rosario.
Chiesa dell'Immacolata
La costruzione della Chiesa dell’Immacolata fu iniziata nel 1874 e successivamente i lavori, sospesi per mancanza di fondi, furono portati a termine grazie ai finanziamenti di munifici benefattori. La chiesa fu aperta al culto nel 1892 ed elevata a parrocchia nel 1895. L'interno, in stile neoclassico come la facciata, è diviso in tre navate da imponenti colonne di granito scuro sormontate da capitelli ionici. Il campanile, che si eleva maestoso alle spalle della chiesa, è alto 34 m ed è caratterizzato nella parte terminale da elementi ornamentali che ricordano lo stile barocco.
Chiesa di San Gennaro
La costruzione della chiesa, iniziata nel 1784, fu ultimata nel 1820 e la sua consacrazione avvenne l'anno successivo. Fu la prima chiesa eretta extra moenia, cioè fuori della cinta muraria della città vecchia. Essa porta il nome del suo fondatore, Monsignor Gennaro Antonucci, che nel 1785 la elevò a parrocchia. Presenta una pianta a croce latina ed è comunemente denominata "la Parrocchia".
Chiesa di Santo Stefano
La Chiesa di Santo Stefano, le cui prime notizie risalgono al XIII secolo, fu ricostruita nel 1586. All'interno della chiesa sono conservati il dipinto raffigurante la Madonna con l'Arcangelo, il Tobiolo di Corrado Giaquinto, una statua lignea di San Liborio alta 1,60 m di autore sconosciuto del XVII secolo e la statua di Santo Stefano protomartire, in cartapesta, opera di Giulio Cozzoli. Nella chiesa inoltre sono custoditi i 5 Misteri che vengono portati in processione il Venerdì Santo.
Chiesa di San Bernardino da Siena
La Chiesa di San Bernardino è tra le più antiche di Molfetta. Essa fu edificata nel 1451 e restaurata nel 1585 in seguito ai danni riportati durante il sacco di Molfetta del 1529. Fra le rilevanti testimonianze artistiche conservate nel suo interno si ricordino le tele del pittore fiammingo Gaspar Hovic (XVI secolo) ed un Trittico di Tuccio da Andria (XV secolo).
Chiesa di Sant'Andrea Apostolo
La Chiesetta di Sant’Andrea, collocata in Via Piazza, nell’antico borgo, esisteva già nel 1126. Rifatta nel XVI secolo, come si deduce dalle iscrizioni poste sul cornicione esterno della facciata, nella chiesa si venera Sant'Antonio di Padova.
scorcio della facciata barocca e ingresso della Chiesa di San Pietro.
scorcio della facciata barocca e ingresso della Chiesa di San Pietro.
Chiesa di "San Pietro"
L’antichissima Chiesa di San Pietro Apostolo risale ad epoca anteriore al 1174. Situata nella città vecchia, fu riedificata e ampliata nel XVIII secolo e contestualmente realizzata una facciata barocca. Nell’interno della chiesa si custodisce la statua lignea di Maria SS. del Carmelo, opera dello scultore napoletano Giuseppe Verzella.
Chiesa del SS. Crocifisso o dei Padri Cappuccini
La chiesa, situata nell'attuale Piazza Margherita di Savoia, fu eretta ad opera dei Padri Cappuccini ed ultimata nel 1572. All’interno, sull'altare maggiore, si possono ammirare un crocifisso in legno di scuola veneziana del XVI secolo e un dipinto su tela con lo stemma della famiglia Cucumazzo, realizzato dal pittore bitontino Nicola Gliri nel XVII secolo.

Piazze e strade

Villa comunale Giuseppe Garibaldi.
Villa comunale Giuseppe Garibaldi.

Uno dei luoghi più frequentati del centro cittadino è l'ampia Piazza Garibaldi, riaperta al pubblico nel 2007 dopo un restauro durato parecchi anni. Di forma sub-trapezoidale, è connotata da un variegato connubio di vegetazione e di percorsi pedonali e zone riservate ai bambini, con numerose specie arboree che forniscono un confortante sfondo verde all'attivo, caotico e spesso congestionato centro cittadino. Il lato meridionale della piazza è sottolineato dall'ottocentesca edicola in stile gotico del Calvario con alle spalle la antica Chiesa di San Bernardino, risalente al 1451, mentre a ponente essa è chiusa dal monumentale prospetto ottocentesco (opera, così come il già citato Calvario, dell'Architetto De Judicibus molto attivo a Molfetta nel XIX secolo) del settecentesco Seminario Vescovile adiacente alla coeva Cattedrale. Da non dimenticare, al centro della Villa Comunale, lo splendido Monumento ai Caduti della Prima guerra mondiale, opera mirabile del celebre scultore cittadino Giulio Cozzoli, costituito da un gruppo bronzeo che rappresenta la Vittoria Alata nell'atto di sorreggere un fante caduto sul campo di battaglia, che si erge su un basamento in marmo sui cui prospetti laterali e posteriore sono inseriti i bassorilievi bronzei che recano scolpite scene di guerra con protagoniste le diverse forze armate che presero parte a quel conflitto.

Altre piazze di Molfetta sono: Piazza Vittorio Emanuele II, Piazza Margherita di Savoia, Piazza Aldo Moro (già Piazza Stazione), Piazza Principe di Napoli e Piazza delle Erbe (gia' sedi di storici mercati rionali smantellati nel primo lustro del Terzo Millennio), Piazza Roma, Piazza Paradiso, Piazzetta San Michele, Piazza Immacolata, Piazza Mentana e le minori Largo S.Angelo e Largo Domenico Picca nel nucleo sei-settecentesco della città; Piazzetta Giovene, Piazza Baccarini, Largo Fornari nelle espansioni di fine ottocento - prima metà del novecento e, nelle zone di più recente urbanizzazione (anni settanta - ottanta): Piazza 1º maggio, Piazza Gramsci (sede di un mercato rionale).

Le principali strade cittadine sono Corso Umberto I, l'isola pedonale meta privilegiata dello shopping cittadino e dello struscio domenicale assieme al Corso Dante (gia' Borgo) ed a tutta l'area circostante il porto (le Banchine San Domenico e Seminario, nonché, soprattutto nelle belle giornate, i bracci stessi del porto, in particolare dalla Capitaneria (sede della Guardia Costiera) al faro e, sul lato prospiciente il Santuario della Madonna dei Martiri, il molo Pennello) e poi Corso Margherita di Savoia, Via Sergio Pansini, Via Roma, Via Baccarini, Via Tenente Fiorino, Via De Luca, Via Massimo D'Azeglio, Via Galileo Galilei, Corso Fornari ed il Lungomare Marcantonio Colonna da cui si puo' ammirare il panorama sul mare verso Giovinazzo e uno dei più suggestivi scorci del centro storico, vale a dire il suo prospetto a picco sul mare chiuso dalla tondeggiante sagoma del torrione Passari. Altre vie nodali della citta' sono: Via Madonna dei Martiri, Via G. Mameli, Via Guglielmo Marconi, Via Felice Cavallotti, Via Alessandro Volta, Via Bari, Via Domenico Picca, Via Annunziata, Via Paniscotti, Viale Pio XI, Viale Don Minzoni, Viale Martiri della Resistenza.

Palazzi storici

Palazzo Giovene

Entrata al Palazzo Giovene.
Entrata al Palazzo Giovene.

Palazzo Giovene, cinquecentesco edificio oggi sede dell'amministrazione comunale, fu acquisito dall’omonima famiglia nel 1772.
La facciata rinascimentale è caratterizzata da un importante portale costituito da una struttura in bassorilievo, munita di architrave, con effetto di "trompe l'oeil", terminante alla quota del marcadavanzale del piano superiore, con il portone inserito in un arco a tutto sesto; questo è incorniciato, lateralmente, da due piedistalli che reggono due colonne ioniche, sopra i quali si distinguono la statua di un guerriero e quella di un musico, rispettivamente alla destra ed alla sinistra di chi entra.
Nel XIX secolo era stato dotato di un terzo piano fuori terra che costituì una delle principali cause del dissesto strutturale che lo rese inutilizzaabile per buona parte del XX sec.. Tale inutile, anzi dannosa, superfetazione fu demolita nel 1965, quindi il palazzo ha subito profondi interventi di restauro tra il 1976 ed il 1981.
Il palazzo ospita, oltre la sede del Consiglio Comunale, anche, nel piano interrato, una Galleria di Arte Contemporanea dove sono conservate opere di importanti artisti locali, ed al piano terra la sala stampa annessa alla "sala Giunta", nonche' una collezione di modelli in scala medio-grande dei piu' caratteristici mezzi da trasporto trainati da cavalli che erano tipici del territorio prima della diffusione dell'automobile e dei mezzi consimili, oltre all'Ufficio per le Relazioni col Pubblico.
Nella sala del Consiglio hanno trovato posto, lungo le pareti, i ritratti della Galleria degli Uomini illustri Molfettesi che prima del restauro di questo edificio erano esposti, stretti uno accanto all'altro, alla quota di imposta della volta a padiglione nella sala degli specchi del vecchio palazzo del Municipio, all'isolato accanto a questa ultima sede.

Palazzo del Pontificio Seminario Regionale "Pio XI"

Lo scoppio del primo conflitto mondiale obbligò nel 1915 lo spostamento della sede del Seminario Regionale, fondato nel 1908 da Papa Pio X, da Lecce a Molfetta.
Dopo un ulteriore e breve spostamento di sede a Terlizzi, il Seminario Regionale fece ritorno a Molfetta nel 1918 nei locali del Seminario Vescovile, dove rimase fino al 1925. Tuttavia esigenze di nuovi spazi costrinsero la progettazione di un nuovo Seminario. I lavori, iniziati nel 1925, si protrassero per un anno e mezzo; l'inaugurazione del nuovo Seminario Regionale, intitolato a Pio XI avvenne il 4 novembre 1926.

Dotato di una facciata sobria e dignitosa, il Palazzo del Seminario Regionale presenta un interno molto spazioso, da cui si diparte un massiccio scalone centrale, lateralmente al quale si accede ad un porticato che introduce ad un chiostro delimitato da colonne di stile romanico. Al centro di questo è collocata una fontana in ferro fuso costituita da due vasche sovrapposte.
Il Seminario, in cui i giovani di tutta la Puglia vengono formati in vista dell'Ordine sacro del presbiterato, ospita al suo interno, dal 1957, anche una biblioteca e una ricca raccolta museale.

Palazzo Passari poi Lupis, oggi Lioy-Lupis

Il palazzo è databile tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, grazie alle iscrizioni incise alla sommità del corpo scala. Si può ipotizzare che siano stati costruiti tre edifici indipendenti, fra cui quello centrale, al civico 32 di via Amente, su committenza di Mario Passari, e che, all’inizio del seicento Giovanni Leonardo Passari restaurò il palazzo annettendo i due edifici confinanti, rendendo unitaria la facciata tramite la cornice terminale e la caratterizzazione delle finestre. L’accorpamento dei tre edifici si realizzò con Marzio Passari. Probabilmente nella seconda metà del secolo XIX è stato aggiunto il terzo livello che occupa solo una parte dell’area del palazzo. Il 1° marzo 1774 Francesco Saverio Severi di Giovinazzo vendeva al sacerdote Orazio Lupis l'intero quarto soprano del palazzo, consistente "in dieci cam(e)re con tutta la sala, e con esso quarto ... vari membri sottani, cioè la cantina sotto l'istesso palazzo, due cam(e)re sottane, una contigua all'altra, una delle quali corrisponde colla porta alla pub(li)ca strada ... con dentro pescara, e piscina da oglio, ed uno stallone,....." Il 30 luglio 1862 moriva Marianna Lupis. Il 10 febbraio 1863 gli eredi si dividevano i beni della defunta zia. Francesco Lioy Lupis riceveva il rimanente terzo del piano nobile, mentre al fratello Gaetano andavano le restanti terze parti degli immobili di cui era già proprietario. In tal modo, alla data del 1863, l'immobile era di proprietà di Francesco e del sacerdote Gaetano, figli dei coniugi Michele Lioy e Caterina Lupis, donde il nome di palazzo Lioy Lupis.

Il doppio stemma di famiglia è presente nell’affresco sulla volta dell’androne del Palazzo e testimonia l’unione delle due famiglie in seguito al matrimonio tra Michele Lioy e Caterina Lupis. Degno di nota il porticato cinto da balaustre e busti antropomorfi.[1]

Il Pulo

Di particolare interesse a Molfetta il così detto Pulo, grande sprofondamento di origine carsica localizzato a pochi chilometri dal centro urbano di Molfetta.

A seguito del terremoto in Irpinia, del 23 novembre del 1980, la cavità carsica appena fuori l'abitato, e che da diversi anni veniva utilizzato nel periodo natalizio come ideale cornice scenografica per la messa in scena del "presepio vivente", fu dichiarata inagibile e chiusa alla pubblica fruizione per motivi di sicurezza. Finalmente nel 1995 si sono potuti iniziare i lavori di ristrutturazione per far fronte ai danni causati dalle scosse.

Insediamenti rupestri presso il Pulo.
Insediamenti rupestri presso il Pulo.

Con il termine Pulo si indicano generalmente doline carsiche di grandi dimensioni munite di almeno un inghiottitoio, che può essere palese od occulto. In particolare il Pulo di Molfetta si differenzia dagli altri per essere una dolina di crollo, originata dal collasso della volta di una grande cavità sotterranea [2] o di più grotte in epoche successive.

Le pareti del Pulo sono costellate da numerose cavità e cunicoli che denotano l'intensa attività carsica di cui sono state protagoniste insieme al potente acquifero di cui verosimilmente facevano parte. In tutte le grotte, però, essendo assente lo stillicidio delle acque, non si rinvengono formazioni di stalattiti e stalagmiti.
Il salnitro che si rinviene nelle grotte sotto forma di incrostazioni ed efflorescenze biancastre, che rivestono vaste superfici all'interno delle stesse, ne fece per pochi decenni, tra il 1785 ed i primi del XIX secolo, una "miniera" di questo materiale che le contemporanee ricerche nel mondo della Chimica degli Elementi avevano individuato come componente essenziale della polvere da sparo. Pertanto, su Regio decreto del sovrano Borbone dell'epoca, fu autorizzata la costruzione in loco di una "nitriera", cioè di una fabbrica di polvere da sparo, proprio a pochi passi dal luogo di estrazione, poichè era particolarmente idoneo sia per motivi di sicurezza delle lavorazioni (lontano dal centro abitato), sia per motivi militari, essendo il sito sufficientemente occultato alla vista dei più.

Il Pulo inoltre è caratterizzato da vegetazione spontanea esclusiva di questo habitat (mirabilmente classificata dal botanico molfettese G. Muscati) accanto a piante introdotte dall'uomo nel corso dei millenni (melograni, fichi, fichi d'India, ecc.).

Cultura

Musei

I principali musei della città sono:

  • Galleria d'arte contemporanea "Leonardo Minervini", presso Palazzo Giovine;
  • Museo annesso alla Basilica di Santa Maria dei Martiri, notevole raccolta di ex voto e di molteplici altri oggetti derivanti da donazioni di privati cittadini;
  • Museo Diocesano "Achille Salvucci".


Museo Diocesano "Achille Salvucci"

Piazza Municipio, su cui prospetta il Palazzo Comunale, sede della sala d'arte contemporanea Leonardo Minervini.
Piazza Municipio, su cui prospetta il Palazzo Comunale, sede della sala d'arte contemporanea Leonardo Minervini.

Il Museo-Pinacoteca "Achille Salvucci" è situato nei locali del Seminario Vescovile, nel centro storico della città, restaurato e destinato a tale utilizzo nell'ultimo decennio del XX sec. . Il museo ospita reperti provenienti da varie campagne di scavo effettuate sull'onda degli "entusiasmi ottocenteschi", nel Pulo ed in altri siti archeologici circostanti.
Il primo nucleo museale è da ricondurre all'operato degli ecclesiastici molfettesi, i quali accumularono il materiale archeologico proveniente dal Pulo; in seguito nel 1881 il vescovo diocesano Filippo Giudice Caracciolo espose alla pubblica fruizione i reperti.
Il secondo nucleo del Museo è legato al nome di un altro insigne sacerdote, Francesco Samarelli, che tra il 1908 e il 1910 scandagliò alcune località nell'agro di Molfetta rinvenendo manufatti litici e ceramici cronologicamente e culturalmente assimilabili a quelli del Pulo.
Dopo un lungo periodo di stasi, il 23 ottobre 1976 si istituì con decreto il Museo Diocesano, aperto al pubblico dal 1980.

Raccolta d'arte contemporanea sala "Leonardo Minervini"

Allestita nel 1996 nel Palazzo Comunale, la raccolta comprende circa 60 opere di artisti, molti provenienti da Molfetta. Accanto a Maestri di fama internazionale, come Renato Guttuso, l'esposizione comprende opere di artisti molfettesi a cominciare da Michele e Liborio Romano, Franco d'Ingeo, Natale Addamiano, Michele Paloscia e Anna Rita Spezzacatena. Un'intera sala è dedicata a Leonardo Minervini dove sono esposti 11 dipinti tra cui il "Ritratto di Minervini" realizzato dal suo maestro Carlo Siviero nel 1936.

Biblioteche

Biblioteca Comunale "Giovanni Panunzio"

La Biblioteca Comunale, intitolata al suo fondatore l’arcidiacono Giovanni Panunzio (1828 - 1913), promotore dell’istruzione pubblica a Molfetta e primo preside del locale Liceo Classico.

Panunzio donò la propria biblioteca al Comune che, con atto dell’8 aprile 1922, la acquisì aggiungendovi i circa 1500 volumi appartenuti alle case religiose soppresse e le destinò, come sede provvisoria, alcune aule del Liceo con l’impegno di costruire una sede apposita.

Ordinato e catalogato il patrimonio librario, la biblioteca fu aperta al pubblico nel 1927. A causa degli eventi bellici, nel 1944 fu trasferita in un seminterrato di via Vittorio Emanuele.

Ripresa l’attività nel 1951, la biblioteca da allora continua ad operare e ad adempiere al tuo ruolo di depositaria della cultura locale. Essa infatti è l'unica regolarmente e continuativamente aperta al pubblico e costituisce il principale punto di riferimento per la documentazione e l’informazione non solo nel proprio ambito territoriale.
Quella comunale è una biblioteca ad indirizzo prevalentemente umanistico caratterizzata dalla stratificazione di fondi librari eterogenei, provenienti dalle varie donazioni susseguitesi nel tempo.

Personalità legate alla città di Molfetta

Eventi

Riti e tradizioni: Le processioni della Settimana Santa a Molfetta

Vicolo del borgo antico.
Vicolo del borgo antico.

I molfettesi attribuiscono una attenzione tutta particolare al culto delle tradizioni pasquali, adeguatamente celebrate e che portano in paese un clima di preghiera e riflessione. La Quaresima è ricca di momenti di celebrazione, che si concentrano nelle chiese di Santo Stefano, a cura dell'omonima confraternita, e del Purgatorio, a cura dell'Arciconfraternita della Morte.

I primi quattro venerdì di Quaresima, nella chiesa di Santo Stefano, si contemplano i misteri del dolore: Gesù che prega nell'orto degli ulivi, Gesù flagellato, Gesù coronato di spine, Gesù sale al Calvario carico della Croce. In queste celebrazioni, viene proposto l'ascolto di meditazioni cantate e non su questi misteri.

Le prime quattro domeniche di Quaresima, presso la chiesa del Purgatorio si tiene, invece, il Pio Esercizio in onore della Pietà. Anche in questa occasione viene proposto l'ascolto di meditazioni cantate e non.
Durante il corso della Quaresima, la banda cittadina esegue, presso la sua sede, le prove delle marce funebri che fanno da accompagnamento alla tre processioni della Settimana Santa.
Le marce funebri sono in parte di autori locali (Valente, Calò, Peruzzi tra i più noti, tutti di fine '800) ed in parte di autori di fama nazionale come Chopin, Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, Raffaele Caravaglios, Vella, Petrella. Hanno un andamento molto orecchiabile e conciliano sia col clima di preghiera e di devozione, sia col passo ondeggiante e molto corto dei portatori dei simulacri.

Fiera, festa e sagra della "Madonna dei Martiri"

La statua della Madonna disposta sulle navi del porto.
La statua della Madonna disposta sulle navi del porto.

La città di Molfetta ha un antico e forte legame con il mare. Quello molfettese infatti è un popolo marinaio: migliaia sono i molfettesi impiegati nella locale flotta peschereccia che comprende centinaia di battelli. Dalla prima metà del secolo scorso i lavoratori del mare hanno eletto la Madonna dei Martiri, venerata nell’omonimo santuario, loro protettrice.
L’8 settembre 1846 la statua della Vergine, opera dello scultore napoletano Giuseppe Verzella, fu posta su due bilancelle a vela e trasportata fino alla banchina dell'antico Seminario, accanto al "Duomo vecchio".

Da questa iniziale consuetudine prese piede la famosa tradizione della Sagra a mare, che si ripete annualmente con grandissimo concorso di popolo, compresi tanti emigrati, che per l’occasione tornano da tutto il mondo nel paese natio. La festa della Madonna, come da quel lontano 1846, si esplica in tre giorni della prima decade di settembre (7, 8, 9) e coincide con la Fiera di Molfetta, accordata nel 1395 da Ladislao di Durazzo. Occasione per secoli di proficui scambi commerciali, la Fiera della Madonna dei Martiri si è trasformata in una variopinta e gioiosa festa cittadina.


Bibliografia essenziale


Note

  1. Vedi: PISANI C., Palazzo Lioy-Lupis , in “L’Altra Molfetta”, giugno 2001; PISANI C., Le Torri dei Molfettesi, Molfetta, 2000, pagg. 187. 189, 190, 192; DE GENNARO G., Storia dell'edilizia del centro antico di Molfetta, in "Archivio storico pugliese" XXX, 1977, pp. 277-305; MEZZINA N., Il borgo di Molfetta e la città nella storia, in "Politica e Mezzogiorno", 16, 1979, pp. 77-92; LA PIANA A. - MONGELLI E. - SCIANCALEPORE A., Da una ricerca storico-documentaria, un'ipotesi sullo sviluppo urbanistico di Molfetta tra l'XI e il XVI secolo, in "Continuità", 1-2, 1989, pp. 67-72; AA.VV., Atlante del barocco in Italia: terra di Bari e Capitanata, Roma, 1996, pp. 552-556: Vedi anche in rete
  2. vedere la Grotta di Putignano
  3. Nacque nel 1830 e fu Rettore della Chiesa del Purgatorio e Padre Spirituale dell' Arciconfraternita della Morte di Molfetta, dal 3 settembre 1851 al 14 novembre 1920, data della sua morte. Scrisse il Quadro storico dei varii oggetti pertinenti al Sacrificio della Messa secondo la loro origine e ragione per l'abbate Gaetano Lioy - Lupis Cappellano di Obbedienza Magistrale dell'Ordine Sovrano di Malta. Bitonto, Stab. Tip. Garofalo 1897. Vedi: "Omaggio a don Gaetano Lioy-Lupis" dell'attuale priore dell'Arciconfraternita della Morte di Molfetta, dott. Franco Stanzione.


Collegamenti esterni

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