Pucci di Amendolara (famiglia)
Da Aristopedia.
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Indice |
Origini
Oriunda della Toscana, si trasferì nel Regno di Napoli, e precisamente in Calabria.
Nel 1797 acquistarono il feudo della terra di "Trebisaccia", dal principe Teodoro Correr di Venezia, figlio di Giacomo Correr e di Marianna Petagna, baronessa e principessa di Trebisacce, dai restanti eredi Petagna acquistarono anche i beni burgensatici ed allodiali ad essa connessi. Nello stesso anno ottennero l'Assenso Reale
Storia
Il primo rappresentante della famiglia Pucci in Oriolo fu Don Anselmo dei Pucci gentiluomo dell'Amendolara, maritato all’epoca con Venuta Formichella. Da questo matrimonio nacquero diversi figli:
1. Domenico che sposerà Isabella Terranova.
2. Pietroantonio, medico chirurgo. Di altri discendenti non si hanno notizie certe.
Dopo la dipartita di Venuta Formichella, Anselmo, nel 1652 sposa Vittoria Toscano, Da questo secondo matrimonio nascono diversi figli:
1. Giuseppe, sacerdote 2. Virginia che sposerà Rocco Andreasso, la cui famiglia ritroveremo ad Amendolara ma il cognome si trasformerà in Andreassi. Rocco era figlio di Giacinto Andreasso e Angela Platamone , figlia a sua volta “del dottor Ottavio da Catania..”. 3. Cecilia, 4. Giulia 5. Margarita, essendo femmine in questo ramo il nome Pucci si estinguerà per mancanza di eredi maschi.
Pietroantonio Pucci medico chirurgo , sposa in prime nozze Vittoria Morano , figlia di Giuseppe e Delica Camerino, ma non avranno figli. Dopo la morte della prima moglie, sposa Isabella Persiano, figlia di Giovanni Andrea e Lucrezia Toscano. La famiglia Persiano nobili di Nocara, Dal loro matrimonio nasceranno alcuni figli:
1. Francesco, “dottore Eletto della Città di Amendolara” ; 2. Giovanni Andrea; 3. Domenico, sacerdote, 4. Nicolantonio , giureconsulto di fama, eletto della città di Amendolara; 5. Anselmo nato solo un anno dopo 1695 c.a. 6. Leonardo, nato nel 1714 c.a. e anche lui “eletto della Città di Amendolara” denominato “Magnifico” è “Procuratore legale” del monastero della Madonna del Patire, meglio conosciuto come il Patirion di Corigliano, che si trova oggi nel territorio di Rossano. E’ lui stesso ad annotare i beni posseduti dal monastero nel Catasto Onciario di Amendolara nel 1752.
Il Patirion è uno splendido monastero bizantino, poi retto anche dai sacerdoti di rito Greco ortodosso che erano riparati in Calabria al seguito del principe Scandeberg per fuggire dalle orde saracene.
7. Lorenzo, prete nobile in Amendolara, nato nel 1715 c.a.
Dal matrimonio di Nicolantonio con Angela o Agnese Toscano (famiglia nobile di Cassano allo Ionio) nasceranno numerosi figli:
Tra questi:
1. Giuseppe, Domenico, Lorenzo, nato nel 1725 a Oriolo Calabro e morto il 13 aprile 1814. È battezzato il 16 Marzo 1725, ad Oriolo Calabro, dal Sacerdote D. Nicolò Baliva . Giureconsulto di fama, Ambasciatore, Giudice della Vicarìa, “Capo Ruota” della regia camera della Sommarìa, ed infine Presidente della stessa. Andrà in pensione (Giubilazione) nel 1806 Diventerà anche il primo Pucci ad essere barone di Trebisacce nel 1797.
Nel 1770 circa, Giuseppe, il primo figlio di Nicolantonio, vive e opera a Napoli, è un giureconsulto di fama quando proprio perché tale, viene chiamato da S.A.R. Ferdinando, al tempo del Tanucci, a dirimere una questione grave con i “Commercianti di Marsiglia”, “Causa Frumentaria” :
Giuseppe Pucci, giunto a tal grido nel Foro fu incaricato dal Re di curare, come avvocato difensore, la causa frumentaria tra la città di Napoli e i negozianti di Marsiglia. Per tale incarico, lasciata patria, moglie e figli, si recò in Francia e quindi in Spagna . Ritornato a Napoli dopo sette anni, continuò a curare la causa per ordine reale, assistendo agli atti che di essa si fecero nel ‘ Magistrato di Commercio’ ad istanza dei negozianti francesi. La risoluzione della causa, prossima anche per l’intervento dell’ambasciatore di Francia, rimase invece sospesa a causa di un nuovo ricorso presentato dai negozianti di Marsiglia alla corte di Francia. Giuseppe Pucci ‘ si racconta ancora’ per portare avanti tale incarico aveva perduto sostanze, averi e clientela: ottenne dunque la promessa dal Re di occupare, alla prima ‘vacanza’ un posto di Giudice della Vicaria. La promessa fu ratificata con un dispaccio reale del 1 Marzo 1777, inviato alla Regia Camera di Santa Chiara. Giuseppe Pucci fu quindi scelto una prima volta a far parte della terna per la nomina a giudice della Vicarìa nel1777, una seconda e terza volta nel 1778, una quarta volta nel 1779 fino alla nomina definitiva di giudice della Vicarìa Civile avvenuta nello stesso 1779
Nel 1797 diviene anche barone feudatario dello “Stato della terra di Trebisaccia”, in seguito all’assenso reale sull’acquisto del feudo dal principe “Teodoro Correr di Venezia”, figlio di Giacomo Correr e di Marianna Petagna, baronessa e principessa di Trebisacce, dai restanti eredi Petagna acquista anche i beni burgensatici ed allodiali ad essa connessi:
Il 24 maggio 1797 fu emanato un regio assenso relativo ad istrumento rogato il 27 marzo 1797 dal notaio Vincenzo d’Ippolito di Napoli, ratificato in Venezia per l’illustre Teodoro Correr Principe di Trebisacce e D. Vittorio, Andreanna, e D. Anna Correr fratelli, e sorella, figli ed Eredi della fu Principessa di Trebisacce D. Marianna Pedagna , in vigore di altro istumento rogato il 14 aprile 1797 dal notaio Giovanni Matteo Madami, con il quale i Correr vendettero, tramite il loro agente e procuratore Girolamo Corbelli, in beneficio del signor presidente di questa Regia Camera D. Giuseppe Pucci la terra di Trebisaccia e sua Giurisdizione Criminale con tutt’i suoi diritti, jussi, esazioni, ed intiero Stato per (ducati)4 mila
Ai fini della registrazione del regio assenso prima citato nei Regi Quinterioni e per la registrazione dell’intestazione della Terra di Trebisacce a favore di Giuseppe Pucci nei libri del Cedolario, viene riportata l’intestazione indicata nel Cedolario di Calabria, anno 1767, al foglio 448, relativa a Teodoro Correr, alla terra di Trebisacce e ai diritti su essa, pervenutagli in eredità dai Petagna, in quanto nipote D. Lucia Petagna, zia materna.” “Con decreto della Camera della Sommaria del 7 novembre 1797 fu registrato nei quinterioni il regio assenso del 24 maggio 1797 suddetto e, l’intestazione, nei libri del Regio Cedolario, della giurisdizione primaria e secondaria delle cause criminali sulla terra di Trebisacce “in Benificium ”di D. Giuseppe Pucci Regio Consigliere e Presidente della regia Camera della Sommarìa con i relativi diritti”. Riporto da un documento dell’epoca l’atto di possesso, del feudo di Trebisacce dell’anno 1798 : Ianuariis millesimi In Dei nomine Amen .decima quarta mensis septingentessimi octavi in Terra Trebisacciarum’.
A richiesta ed istanza fattami dal Reverendo Arciprete D. Giseppe Ciaccia, Vicario Generale e procuratore speciale dell’Illustre Consigliere Presidente della Regia Camera della Sommarìa D. Giuseppe Pucci, come da mandato di Procura, ci siamo personalmente conferiti nel Largo detto del Castello di Trebisacce, ed ivi abbiamo rinvenuto il detto Rev.do Arciprete Vicario Generale di unità cogli assistenti magistrati del Governo della Università di detta terra Antonio Campelli Sindaco, pasquale Di Marco primo eletto, Vincenzo Costanzo Eletto, e mg.co Antonio Mazzei Cancelliere, alli quali amministratori ha asserito detto Vicario Generale e Procuratore Speciale di avere l’anzidetto Ill.re Regio Cons. Presidente D.Giuseppe Pucci comprato dall’Ill.re Principe D. Teodoro Correr, D.Vittorio, Donna Andreanna e Donna Anna Correr il detto Feudo di Trebisacce come da istrumento stipulato nella città di Napoli in data del 22 marzo prossimo scorso 1797 per mezzo del notaro D. Vincenzo Ippolito di Napoli, e di essersi sulla predetta vendita impetrato il Regio assenso ai 24 maggio detto anno. Ha richiesto perciò esso special Procuratore li detti divisati amministratori di detta Università per il possesso del Feudo medesimo, e giunto perciò davanti a Largo Castello, si è per quello da detto Procuratore Speciale camminato e passeggiato, siccome parimenti ha aperto e chiuso la porta del carcere, e fatti ancora tutti gli altri atti che denotano il vero, reale, attuale e corporale possesso della Terra predetta, pacificamente con quiete e senza contraddizione di niuno
Giuseppe Pucci, Regio Consigliere e Presidente della Regia Camera della Sommaria a Napoli, ambasciatore per sette anni alla corte di Carlo III di Spagna, tornò ad Amendolara ricco di onori e di titoli.
Nel catasto onciario del Comune di Amendolara, sin dal 1776 figurano intestati ai fratelli Giuseppe e Giorgio Pucci, eredi diretti di Nicola Antonio, una lunghissima serie di fondi rustici ed urbani. La campana della cappella della Madonna della Salute, in Masseria Lista, porta la data del 1744 ed il quadro di altare della stessa porta nell’angolo inferiore sinistro lo stemma dei Baroni Pucci e la data del 1755. È da presumere che la cappella sia stata costruita dai Pucci in quegli anni.
Oltre che ad Amendolara e a Cassano, Giuseppe Pucci, verso la fine del Settecento, possedeva beni rustici ed urbani anche a: Roseto (25) e a Trebisacce (26). Dal matrimonio di Giuseppe Pucci con Caterina Pagliaro, nacquero sei figli: Nicola, Giovan Battista, Domenico, Pasquale, Lucrezia, e Chiara Rosa. Quest'ultima sposò il Marchese Adinolfi di Cava.
Giuseppe Pucci morì nel marzo del 1814, e la moglie Caterina Pagliaro era morta nel 1812 ed il fratello, l'abate Giorgio, mori nel 1821. Quest'ultimo, con atto del notar Chippari, di Amendolara, dispose che erede di tutti i suoi beni sarebbe stato quel nipote che avrebbe preso moglie. A prendere moglie fu il nipote Pasquale, che si uni’ in matrimonio con Luisa de Vincentiis di Francesco Saverio, il giorno 8 novembre del 1822, aprendo famiglia ad Amendolara.
Da questo matrimonio nacquero sei figli a nome Giuseppe (1825-1852), Francesco Saverio, Giorgio, Pasquale, Caterina e Felicetta.
Delle due ultime, Caterina sposò il Marchesino Francesco Antonio Gallerano, mentre Felicetta sposò un Mannarino di Taranto. Se, come si è detto, Pasquale Pucci aprì casa ad Amendolara, Giovan Battista, volle tenere aperta la casa avita di Cassano e curare gli interessi di famiglia.
Degli altri figli di Giuseppe Pucci (senior), Domenico, Eletto della città di Napoli, fu nominato Sottointendente e morì nel luglio del 1834. Anche Pasquale Pucci Barone di Amendolara, morì nel dicembre dello stesso 1834. Nell’ottobre del 1844 mori pure Giovan Battista che come il fratello Domenico, istitui’ erede dei suoi beni Giuseppe, primogenito di Pasquale. Nel 1845 muore Lucrezia, e nel marzo del 1846, Nicola Pucci Barone di Trebisacce, il quale istituisce erede dei suoi beni il nipote Francesco Saverio (1825-1894), secondogenito di Pasquale.
Giuseppe Pucci (1825-1852), il primogenito di Pasquale, erede del titolo di Barone e di tutto l'asse patrimoniale di casa Pucci, restava orfano del padre alla tenera età di 9 anni. Ne curò l’educazione e l’istruzione il nonno materno Francesco Saverio De Vincentiis, emerito giudice di gran corte civile a Napoli. Avanzato negli anni,l'avo materno, divenuto cieco e cagionevole di salute, Giuseppe passò alle cure affettuose dello zio Nicola, che lo condusse con sé a Reggio Calabria e lo affido ai piu’ valorosi professori di lettere e filosofia di quella città. Qui non poté completare i suoi studi per la immatura morte dello zio Giovan Battista, curatore dei beni della Casa.
Giuseppe a soli 19 anni tornò in famiglia per assumere la conduzione dei beni di Amendolara, di Cassano, di Trebisacce e di Roseto. E, destino veramente triste, a soli 27 anni, il 19 dicembre del 1852, Giuseppe Pucci, moriva nel suo
Fu gran lutto nella cittadinanza e nella intera comarca, che comprendeva Amendolara, Cassano, Trebissacce, e Roseto.
Giuseppe Pucci, prima di morire, istituì erede dei suoi beni il fratello secondogenito, Francesco Saverio e dell’usufrutto anche gli altri fratelli. Francesco Saverio (1829-1894), sposò Donna Teresina Chidichimo (1838-1908), di Nicola Antonio da Albidona. Da questo matrimonio sono nati i seguenti figli, che hanno raggiunto la maggiore età: Pasquale (1859-1883), Giuseppe (1861-1935), che era stato educato al Cicognini di Prato, dove ebbe per condiscepolo Gabriele d'Annunzio; Nicola (1863-1942); Giovan Battista ( 1867-1927) apriva casa a Cirò; Vincenzo (1870- 1920) visse ad Amendolara.
Dal matrimonio di Nicola con Donna Rachele Cortese, nacquero i figli Teresa, Antonietta, Maria, Esterina e Saverio. Dal matrimonio di Vincenzo con Giuseppina Palermo nacquero i figli: Vincenzo, Luisa, Amalia, Francesco Saverio, e Pasquale.
Pinacoteca
Alcune delle tele appartenute alla famiglia Pucci:
- La Vergine col Bambino, San Rocco e San Sebastiano di Tiziano
- La Zingara o Buona ventura di Michelangelo Merisi da Caravaggio ora al museo del Louvre di Parigi
- Amorino del Parmigianino
- La Deposizione del Tintoretto ora a Venezia Gallerie dell'Accademia
- La Deposizione di Nostro Signore di Andrea Vaccaro
- La Resurrezione di Polidoro da Caravaggio
- La Santa Barbara del Domenichino
- Il San Sebastiano del Quercino
- Il Miracolo di San Pietro del Quercino
- Un Evangelista di Giovanni Lanfranco
- La Santa Caterina di Bernardo Cavallino
- Il San Giovanni di Giovanni Balducci
Bibliografia
- Giorgio Toscano, La storia di Oriolo (a cura di Pina Basile)
- Giorgio Toscano Genealogie e Cronache calabresi (a cura di Pina Basile)
- M. Pellicano Castagna Le ultime intestazioni feudali in Calabria
- Leonardo e Luigi Odoguardi Alto Jonio Calabrese stampato nel mese di dicembre 1983 presso la tipografia VA.RO, Pisa.
- Vincenzo Laviola Amendolara, un modello per lo studio della storia, dell'archeologia, e dell'arte dell'alto Jonio calabrese stampato nel mese di luglio 1989 dalla San Marco-Lucca per Maria Pacini Fazzi editore.
- Rocco Silvestri Amendolara profilo storico di un paese antico stampato nel mese di aprile 1987 presso la tipografia Jonica, Trebisacce (CS).
- Giovanni Laviola Trebisacce
- Franz Von Lobstein 700 Calabrese
Fonti
- Ricerche archivi stato di Napoli da parte della Dott.ssa Linda Iacuzzo
- Catasto onciario di Amendolara (Antonio Gerundino)



