Sanseverino di San Donato (famiglia)

Da Aristopedia.

Indice

Le origini

Albero genealogico dei Sanseverino baroni di Càlvera e Duchi di San Donato, a partire da Venceslao Sanseverino, Duca di Amalfi e di Venosa, Conte di Tricarico e Chiaromonte (1355-1403)
Albero genealogico dei Sanseverino baroni di Càlvera e Duchi di San Donato, a partire da Venceslao Sanseverino, Duca di Amalfi e di Venosa, Conte di Tricarico e Chiaromonte (1355-1403)
  • Verso il 1510, Bernardino Sanseverino, Principe di Bisignano, concede la terra di San Donato e Policastrello in feudo baronale a un cadetto della sua casa, Francesco Sanseverino barone di Càlvera in Basilicata, che dà inizio così al ramo dei Sanseverino baroni di San Donato. Nel 1602 Filippo III di Spagna elevò l'antica baronia in ducato nella persona di don Scipione "junior" Sanseverino, dei baroni di Càlvera, creandolo primo duca di San Donato.
  • Don Scipione juniore Sanseverino (1588 - 1640) fu il 3° Barone di San Donato, poi nominato 1° Marchese di San Donato dal 30-11-1598 e finalmente 1° duca con privilegio di Filippo III del 29 settembre 1602 nota 3 . Fu anche il 4° barone di Policastrello. Nel 1605 la madre, donna Lucrezia Carafa, acquista per lui il feudo di Poggiano o Rogliano o Roggiano e quello rustico di Larderìa dal principe di Bisignano. L' anno successivo cadrà sotto il suo dominio anche il feudo di Altomonte, poi passato alla Casa dell'Annunziata di Napoli. L' acquisto del feudo di Roggiano comportò in parte anche lo spostamento della residenza della famiglia ducale, per buona parte dell' anno, da San Donato a Roggiano

Tragici fatti

  • Don Francesco Sanseverino (nato 1-11-1611; + 10-8-1648) morì ucciso dai suoi vassalli di San Donato insieme a due delle sue figlie, durante i tumulti seguiti alla rivolta di Masianello a Napoli: "E' un periodo di grave malcontento per i sandonatesi, che in concomitanza e in conseguenza dei fatti successi nella capitale del Regno nel 1647, tumultuarono contro il loro signore, al quale tolsero ogni rispetto ed obbedienza "mettendo fuoco ai suoi magazzini di grano, ammazzandogli tutte le mandrie dei vari animali, facendo prigioniera la Duchessa, con morte di due sue femmine e del fattore e con tanti altri eccessi di crudeltà", come risulta da un dispaccio del Residente veneto a Napoli in data 6 Agosto 1647." cfr. R. Bisignani, I Sanseverino, ramo San Donato, in "Calabria Nobilissima", 1989, 42-43, 33-70."

La "guerra di successione"

  • Alla morte dell'ultima duchessa di Casa Sanseverino, la piccola Anna, detta Annuccia, quarta duchessa di San Donato, morta a soli 9 anni di età a causa delle ferite e dei maltrattamenti ricevuti nel corso dei tragici avvenimenti che portarono alla morte del padre, si apre un periodo di difficoltà economiche per questo ramo della Casa sanseverinesca, che coincide con un'aspra contesa per motivi dinastici sulla successione del feudo di San Donato il quale viene messo all'asta per debiti dal Regio Fisco ed acquistato da Antonio Amitrano o Ametrano, figlio di uno scrivano della Regia Camera della Sommaria arricchitosi con l'esercizio dell'arrendamento dei sali della Calabria, che comprò le terre di Roggiano, San Donato e Policastrello ed il feudo di Larderia che erano state subastate nel Sacro Regio Consiglio dai creditori dei Sanseverino, per la rilevante cifra di ducati 72.000. La vendita del feudo all'Ametrano viene fatta con la formula "extinto seu retinenti titulo", ovvero senza il passaggio del titolo ducale, il quale, secondo le leggi dell'epoca, rimane nella disponibilità degli aventi diritto degli antichi feudatari, i Sanseverino.
  • Pochi anni più tardi la "guerra di successione" sul titolo di San Donato è in pieno svolgimento. Il cugino più prossimo dell'ultima duchessa Annuccia di Casa Sanseverino, Don Mario Sanseverino dei baroni di Càlvera, rivendica a se' la successione del titolo ducale (ormai solo onorifico, in quanto il feudo, seppure senza l'annesso titolo, è ormai passato all'Ametrano), dimostrando di essere il parente maschio più prossimo ed entro il 4° grado, e si intesta per questo motivo 5° duca di San Donato. Nel frattempo l'Ametrano, morto il Re Filippo IV che gli aveva negato il passaggio del titolo feudale di San Donato, grazie alle sue "entrature" soprattutto economiche e alla sua influenza sul giovane, inesperto e malaticcio nuovo sovrano, Carlo II (salito al trono il 17 settembre 1665 a soli 4 anni di età e regnante pochi anni, fino alla sua morte avvenuta il 1 novembre 1700), era riuscito ad ottenere una concessione ex novo (quindi non un riconoscimento del passaggio dell'originario titolo feudale) del titolo di San Donato con privilegio di re Carlo II dato in Madrid il 27 febbraio 1668. Privilegio al quale si oppone legalmente il legittimo erede dei Sanseverino, Don Mario, in quanto parente dell'ultima avente causa, la duchessa Annuccia, nel 4° grado di parentela agnatizia, che era compreso nel diritto di successione vigente all'epoca.
  • Verso la fine del '700 il feudo di San Donato passa nuovamente di mano, in quanto nel 1780 Michele Campolongo acquista la Terra di San Donato, contro il patrimonio del duca Francesco Saverio Sambiase, con regio assenso 31 agosto 1780, registrato nel Quinternione 314, folio 425, come dal Cedolario 79, folio 298. Da Michele il feudo passò a Nicola (deceduto il 17 agosto 1790) e da questi al fratello Francesco, cui San Donato fu intestato il 27 settembre 1793, cedolario 79, folio 487. vedi: F. von Lobstein, Settecento Calabrese ed altri scritti, Napoli, 1977, Vol. II, pag. 494. Anche nel caso di questa vendita il feudo passò ai nuovi proprietari, i Campolongo appunto, con la formula "extinto seu retinenti titulo", per cui i Campolongo non acquisirono con l'acquisto del feudo anche il titolo ducale (quello concesso ex novo agli Ametrano) su San Donato, e infatti si dissero solo "baroni", cioè Signori di San Donato, in virtù dell'acquisto fatto.
  • La guerra successoria sul titolo ducale di San Donato continuerà nelle generazioni seguenti, opponendo gli eredi delle due linee: quelli della concessione del nuovo titolo dato all'Ametrano, saranno per linea femminile prima i Cavalcanti e poi i Sambiase, mentre i successori dell'originario titolo feudale dei Sanseverino, anch'essi per linea femminile, saranno le famiglie Di Leo Sanseverino e Pacelli di Balvano. Entrambi i contendenti otterranno un riconoscimento dei loro diritti: i primi con Regio Rescritto del 16 maggio 1853, i secondi con Regio Decreto del 5 ottobre 1888. La prima linea si è estinta completamente nel 1951 con la morte senza figli dell'ultimo discendente, mentre la seconda è tutt'ora fiorente.

Come scrisse lo studioso Mario Pellicano Castagna: "In merito al titolo di Duca di San Donato, non deve far meraviglia la coesistenza di due diversi titoli infissi sullo stesso predicato, essendo essa perfettamente compatibile con le leggi feduali e nobiliari del Regno." (in: "Studi Meridionali", op. cit., fasc. Gennaio 1977, pag. 9)

Bibliografia

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  • Bisignani, R. Lo stato di san Donato, in Calabria Citra, e la presa di possesso di esso da parte dei duchi Sambiase di Malvito, Studi Meridionali, fasc. 1-2, 1982
  • Bisignani, R. San Donato di Ninea, «Calabria Letteraria», 1979, 1-13.
  • Bisignani, R. Policastrello: la fine di un comune, Fasano, Cosenza 1985.
  • Bisignani, R. I Sanseverino ramo San Donato, «Calabria Nobilissima», 1989, 42-43, 33-70.
  • Bisignani, R. Il dialetto calabrese parlato a San Donato di Ninea, Comunità Montana Unione delle Valli, Malvito (Cosenza) 1999.
  • Campennì, F. La patria e il sangue: città, patriziati e potere nella Calabria moderna, 2004
  • Campolongo, A. Note feudali su San Donato
  • Cianci di Leo Sanseverino, N. Genealogia di Ercole Sanseverino, barone di Calvera, e suoi discendenti, Napoli 1902
  • Cianci di Leo Sanseverino, N. Illustrazioni dell'albero genealogico della famiglia Cianci di Leo Sanseverino, Napoli 1906
  • Cozzetto, F. Città di Calabria e hinterland nell'età moderna: demografia e strutture - 2001
  • Lupis M. P. di S. Margherita, M. Successione del titolo ducale di San Donato e Policastrello, in "Studi e Fonti Storiche della Società Genealogica Italiana", 2006-2008, anche on-line
  • Lupis M. P. di Santa Margherita, M. La necessità del Regio Assenso (Reale Beneplacito) nella legislazione nobiliare napoletana con particolare riferimento alla Successione femminile dei titoli nobiliari, in "Studi e Ricerche della Società Genealogica Italiana", 2009, anche on-line
  • Mazzilli, B. Cenni Storici su Càlvera, Bari, 1980
  • Notizie d'alcune Famiglie popolari della Città e Regno di Napoli divenute per ricchezze,e dignità riguardevoli. D'incerto Autore (ma attrubuito al Confuorto), pubblicato a cura di Zini,M.-Masetti,S.-Della Cella,A., Genova, 1990, pag.5.
  • Pellicano Castagna, M. Le ultime intestazioni feudali in Calabria - 1978
  • Pellicano Castagna, M. La Storia dei Feudi e dei Titoli Nobiliari della Calabria"
  • Pellicano Castagna, M. I Sanseverino di San Donato, in "Studi Meridionali - Rivista trimestrale di studi sull'Italia Centromeridionale", Roma, Gennaio 1977, pag. 9
  • Rivelli, A. Memorie storiche della città di Campagna, Salerno, 1894, rist. Forni, Bologna, 2002
  • Von Lobstein, F. Settecento Calabrese ed altri scritti, Napoli, 1977, Vol. II, pagg. 354, 494

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